La Nuova Ferrara

Ferrara

Marani nominato policy officer per la cultura UE

Marani nominato policy officer per la cultura UE

È operativo ai Servizi Affari esteri guidato dalla Mogherini Parola d’ordine: integrazione attraverso la comprensione

3 MINUTI DI LETTURA





A un onesto intellettuale nostrano, “onesto” in senso dantesco, “degno”, è stato affidato un incarico tanto prestigioso quanto delicato all’Unione Europea: Diego Marani è stato nominato policy officer del SEAE, il Servizio degli Affari Esteri dell’Unione Europea, istituzione diretta da Federica Mogherini.

L’alto rappresentante crede fermamente nell'integrazione tramite la comprensione e l'ascolto interreligioso: «Il terrorismo e gli attentati colpiscono per lo più musulmani nel mondo. Quindi abbiamo bisogno di alleanze, dialogo per affrontare il problema assieme e dobbiamo, inoltre, prenderci la responsabilità di ciò che facciamo e diciamo - ha concluso la Mogherini a Bruxelles -. Credo che anche il rispetto sia uno dei valori fondamentali dell'Unione Europea».

Lo scrittore e opinionista ferrarese si occuperà di diplomazia culturale che «l'Europa ha sempre favorito - ha esordito in visita alla Nuova Ferrara - non la si sta inventando adesso. La stiamo sviluppando, però, in maniera più strutturata e capillare». Il riferimento proviene in direttissima dalla presidenza di Dario Franceschini al Semestre europeo, un risultato che mira a migliorarne le strategie internazionali.

«In termini classici - ha spiegato Marani - s’intendeva per diplomazia culturale quando portavi una mostra rinascimentale a Pechino, ad esempio. E nei paesi terzi, dove l’Unione Europea mantiene delle delegazioni, si continuerà a organizzare eventi per promuovere il sistema continentale». Ma non solo. Oggi il contesto è più articolato e il piano d’azione del prossimo quinquennio sarà trasversale; la promozione europea attraversa svariati settori, per mezzo di programmi volti a sostenere il tessuto di realtà in conflitto, o in stato di tensione ideologica. Non bastano le grandi conferenze con gli applausi e i sorrisi della platea, con le verità calate dall'alto, ma servono progetti che mescolino società discordi. In primis, proseguono gli accordi di partenariato con le popolazioni vicine. In Giordania, per ricordarne un altro, è in atto un corso di formazione per operatori cinematografici e dell’audiovisivo: si formano individui in grado di produrre film che entreranno nel mercato e avvieranno nuove imprenditorialità.

Dunque l’obiettivo è quello di generare attività economiche che aiutino subito queste persone e le loro comunità; ma soprattutto di instaurare connessioni internazionali che durino nel tempo. L’imprenditore giordano, un giorno, potrebbe fondare un'impresa filmografica mista, con europei al suo interno.

«Ecco che, lavorando insieme - ha incalzato lo scrittore - si assicurerebbe un dialogo reciproco e costante. Perché lavorare insieme produce conoscenza che arriva da mondi diversi, e più la gente lega, meno si odia e meno si combatte. Solamente conoscendo l’altro, svanisce la paura e ti rendi conto che ogni uomo è un tuo pari».

La missione è creare un’opinione pubblica condivisa e condivisibile, che abbatta distanze e differenze superficiali, per radicarsi nella sostanza “umana”.

Specialmente a seguito della distruzione operata dall’Isis sulle sculture di Mosul, la filosofia rimane quella di tutelare i patrimoni culturali. E rendere i popoli a cui appartengono consapevoli che la memoria è depositaria della propria identità, insegnando loro anche a valorizzarla. A portarsela sempre addosso. Giusto venerdì scorso, Silvia Costa, presidente della Commissione Cultura del Parlamento Europeo, ne ha sottolineato l’urgenza: «Ora è il momento di far sentire la voce dell’Ue in sede Onu, e rendere la prevenzione e la repressione delle persecuzioni uno dei temi nodali della cooperazione verso i paesi terzi, secondo il principio del more for more».

Secondo lo stesso Franceschini, la memoria concreta delle opere d’arte, dei monumenti, non deve più essere soltanto qualcosa da conservare sotto vetro per i posteri, qualcosa di morto: «Bensì va vivificato con i nostri sforzi - ha concluso Marani - per farne una risorsa umanitaria».

E non solo teoricamente, come il ministro sta dimostrando pragmatico per difendere le culle della civiltà odierna: «È necessaria una task force di “caschi blu della cultura” - ha dichiarato a un reporter del Guardian - come ci sono i caschi blu che intervengono per proteggere i civili in situazioni di guerra. Potrebbe essere una rapida risposta internazionale a difesa dei monumenti e dei siti archeologici nelle zone di conflitto».

Matteo Bianchi

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google