Stalking sui vicini con messaggi WhatsApp
Ieri l’imputato è stato espulso dall’aula dopo due allontanamenti perché offendeva i testi
E’ accusato di stalking sulla famiglia dei vicini, padre, madre e due figli piccoli: oltre una decina di episodi con un crescendo in cui dalle offese verbali passò alle botte, alle minacce, e tanto altro fino ad arrivare ai messaggi WhatsApp, minatori è ovvio. Non contento di questa situazione gravissima, dal punto di vista processuale, lui, P.T., 45enne (vengono omesse le generalità per tutelare le vittime, anche i figli piccoli dei vicini), ieri durante l’udienza in tribunale, davanti al giudice Franco Attinà e al pm onorario Alessandro Rossetti, e ai legali di parte civile (Giacomo Forlani) e della difesa (Gianluca Filippone), è stato prima allontanato due volte dall’aula per interferenza con il dibattimento, (ossia, offese e rimostranze alla vittima mentre testimoniava e ai carabinieri dando loro del bugiardo) e quindi espulso dal processo dal giudice che con tanta pazienza ha cercato di gestirlo e poi lo ha fatto allontanare fisicamente dal tribunale per riportarlo a casa, agli arresti domiciliari. Ora il giudice potrebbe valutare se confermare la sua posizione o aggravarla visto il comportamento tenuto ieri in aula. Tornando alle accuse per cui oggi è imputato (gli arresti domiciliari sono motivati dal reato di stalking) l’uomo dal giugno dell’anno scorso ha iniziato a perseguitare i vicini di casa: soprattutto la donna offendendola, minacciandola, tentando con la propria auto di buttarla fuori strada, minacce di morte e quei molesti, ripetuti ed estenuanti messaggi con WhatsApp.
Non contento di questo ha minacciato il vicino perchè ritirasse le denunce contro di lui e poi lesioni per le botte. Ieri al processo sono stati ascoltati la donna vittima dello stalking e i carabinieri, il processo è stato aggiornato al 19 maggio prossimo, quando il processo dovrebbe concludersi con la sentenza.
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