«Stiamo combattendo, spero si veda»
Più controlli sui locali, collaborazione contro lo spaccio e far rete con tutti: perché servono gli arresti, di più l’integrazione
La chiamano già ‘cura Sbordone’, il nuovo impulso nei controlli della città, del quartiere Gad e non solo, che sta dando risultati che i cittadini gli riconoscono. Ma non vuole fare «proclami» e non cerca «spot», il questore Antonio Sbordone, insediato da appena due mesi alla guida della polizia cittadina, anche se spiega, «stiamo combattendo, spero si veda».
«Noi non molliamo»
E promette per il futuro prossimo, tracciando un primo bilancio dei suoi primi 60 giorni a Ferrara, di non allentare assolutamente la presa contro piccola criminalità, spaccio e prostituzione: «Dico ai cittadini che queste azioni di contrasto avranno continuità nel tempo. Non cerchiamo solo il blitz o lo spot per un passaggio sulla stampa per i nostri controlli e provvedimenti, ciò che vogliamo ottenere è far muovere gli ingranaggi della prevenzione e dell’aggressione ai fenomeni criminali in città e in alcuni quartieri. E ciò che posso dire ai cittadini è di stare tranquilli».
«Nessun allarme sociale»
Lo fa con la consapevolezza - e anche la cronaca quotidiana lo conferma - che la realtà dei reati, anche nelle zone a rischio, Gad per prima, non è grave. «Io non sottovaluto tutto questo ma occorre che si capisca che non c’è un allarme sociale, che non vi sono episodi di minaccia diretta alle persone». Insomma, il problema c’è, esiste e va affrontato, ma non si deve caricarlo troppo.
«Citttadini come antenne» Chiede tempo il questore per poter lavorare, lo chiede ai cittadini ai quali propone collaborazione, i vari Comitati che ha già incontrato in questi mesi per fare il punto, e da loro avere consigli: «Sono le nostre antenne, l’ho detto fin dal primo momento, senza di loro non possiamo far nulla». Ma al di là delle parole servono i fatti. I blitz sono serviti a questo e così anche i provvedimenti di chiusura dei locali, ultimo ma non ultimo il minimarket Favour di piazzetta Toti, rimasto chiuso 15 giorni a febbraio, chiusura rinnovata per 30 giorni per motivi di ordine pubblico (all’interno pregiudicati e persone sospette).
Il market sarà chiuso
«Dopo aver chiesto, ultimo caso, la chiusura temporanea di quel locale ora proporremo la revoca della licenza che però viene disposta dal sindaco, tramite il prefetto. Si tratta di procedure amministrative che hanno incisività, per questo motivo occorre personale specializzato in questi controlli e abbiamo chiesto e ottenuto il contributo della nostra sezione amministrativa e degli ispettori dell’Asl (verifiche di igiene pubblica, ndr)». Continuità, dunque, la filosofia dei controlli, ossia insistere sui punti più a rischio.
«Nè blitz e spot, strategie»
«Credo che i controlli del territorio debbano avere una strategia di analisi preventiva, non servono nè blitz nè spot, perchè non si può avere tutto e subito». Dunque prima di agire, occorre conoscere, analizzare: «In questa ottica ci sono esercizi pubblici che necessitano una maggiore attenzione».
«Non solo frutta e verdura»Da qui i controlli. Poichè non servono solo arresti per droga o altro, il territorio si controlla nei punti di aggregazione più sospetti: «Sono locali che restano aperti tutto il giorno fino a mezzanotte, non certo per vendere solo frutta e verdura, al minimo per vendere alcol o ancor peggio altro». Altro è la droga fornita e spacciata in molti locali di zona Gad, punti di riferimento dei tanti che stanno sulla strada, giorno e notte.
«E’ situazione complessa»
Lo sapeva il questore Sbordone ancor prima di arrivare a Ferrara due mesi fa che le aspettative dei cittadini erano alte se no altissime, soprattutto di quelli che abitano nei quartieri più a rischio. E per paradosso, è quasi più facile combattere la grande criminalità organizzata, quella che fa paura, piuttosto che combattere contro lo spaccio e i tanti spaccini in bicicletta in zona Gad.
«Carenza di personale»
«La situazione qui a Ferrara è complessa e merita la massima attenzione e noi stessi dobbiamo e stiamo calibrando le forze: non voglio e non posso fare proclami di guerra, esiste una debolezza e non posso nascondere che abbiamo carenza di personale, se avessimo personale in più, tanti problemi davvero riusciremo ad attenuarli». Ma la cavalleria non c’è, e allora si fa con ciò che si può avere. «Abbiamo concentrato i controlli in alcuni momenti specifici, i fine settimana e le ore serali (i momenti più a rischio, quando l’offerta risponde in massa alla domanda di chi compra droga, ndr). E da qui abbiamo raccolto le segnalazioni dei cittadini».
«Nessun pattugliamento»
Cittadini che nelle riunioni avute col questore hanno chiesto e ottenuto di poter collabora, consegnando foto, filmati di ciò che si svolge sotto i loro occhi. «Come ho già detto loro noi abbiamo bisogno della presenza dei cittadini sul territorio che si possono organizzare e da qui i vari Comitati. Quello che non vogliamo è un pattugliamento che creerebbe ulteriori problemi». Niente ronde dunque, ma «diciamo che si deve vivere il proprio quartiere, e ciò diventa un deterrente. Ad esempio, quando i cittadini vedono gruppi di persone (spaccini in bici, fermi nei punti conosciuti, ndr) ce lo segnalino, loro sono davvero le antenne del territorio, dobbiamo così creare un cerchio virtuoso».
«Insieme facendo rete»
«Per concludere mi piace dire che vi è una necessità di risolvere questi problemi facendo rete: certo la polizia sta facendo il proprio dovere, ma occorre che tutti, e ci stiamo provando e riuscendo anche con l’assessore Sapigni, diano il proprio contributo: Comune, comitati, servizi. Non si risolve tutto, ora e subito, con sistemi polizieschi, gli arresti certo servono, ancora di più, però, l’integrazione».
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