La Nuova Ferrara

Ferrara

per l’investimento di un cliente in bond argentini

Assolta la dipendente della banca

Era accusata di falso. Il giudice: non ha commesso il fatto

2 MINUTI DI LETTURA





CENTO. Impiega una manciata di minuti appena, il giudice Stefano Amore, a conclusione del processo che vedeva imputata Berta Lanzoni, dipendente della banca di Credito Cooperativo, oggi Banca Centro Emilia, decidendo di assolverla «per non aver commesso il fatto».

Si è chiuso così, ieri mattina, con la stessa richiesta che era stata avanzata dall’accusa (pm onorario Elisa Bovi che aveva proposto l’assoluzione) il terzo processo che vedeva come materia del contendere bond argentini acquistati da un cliente della banca, Arrigo Benassi, titoli diventati carta straccia dopo il default della crisi economica in Argentina negli anni 2000.

L’impiegata della banca di Corporeno (commissariata all’epoca, anche per il caso bond argentini) era accusata di falso dagli eredi dell’imprenditore centese, Benassi, che aveva investito prima di quegli anni centinaia di milioni di lire con la banca, in vari titoli, anche bond argentini. Eredi che rappresentati dall'avvocato Bruno Guaraldi avevano evidenziato una discordanza tra il modulo firmato da Benassi (poi deceduto) e quello della banca che presentava crocette che nel documento in possesso degli eredi non c’erano, a dimostrazione del fatto che la banca avrebbe prodotto questo documento di autotutela, con cui aveva informato il risparmiatore - che lo avallava - dell'alto rischio dell'investimento.

La difesa, rappresentata dagli avvocati Linguerri e Lebro, ha illustrato al giudice che le ipotesi accusatorie erano «infondate e assurde» e che il «quadro probatorio era desolante». Insomma non vi era assolutamente la prova che quelle crocette fossero state vergate dall’impiegata.

Il giudice, vista la velocissima camera di consiglio per decidere, sembra aver accolto la tesi difensiva. Occorre comunque sottolineare che la formula assolutoria esclude sì la responsabilità dell’imputata ma accerta l’esistenza del fatto, il reato. Tra 90 giorni, si saprà di più con il deposito della motivazione. (d.p.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google