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"I quattro poliziotti rimborsino 560mila euro al Viminale"

Una scritta dedicata a Federico Aldrovandi
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Una scritta dedicata a Federico Aldrovandi

La sentenza della Corte dei Conti sul risarcimento danni chiesto dal Ministero dell'Interno che aveva pagato alla famiglia 1.8 milioni. Differenziate le posizioni degli agenti condannati. Disposto il pignoramento delle somme. La madre di Federico: è la giustizia che va avanti, questo pronunciamento riguarda tutta l'Italia. Le difese: chiederemo la revisione del processo

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    Tra i mille risvolti del processo Aldrovandi c'è quello legato al risarcimento chiesto dal Ministero dell'Interno ai quattro poliziotti condannati in via definitiva (eccesso colposo in omicidio colposo) per la morte del diciottenne, avvenuta durante uno scontro con gli agenti di due volanti intervenute in via Ippodromo, a Ferrara,  all'alba del 25 settembre 2005. La Corte dei Conti ha deciso che gli agenti condannati devono pagare oltre 560mila euro al Ministero a parziale risarcimento della somma che lo Stato versò alla famiglia per i danni.

A carico di Enzo Pontani e Luca Pollastri è stata disposta la somma di 224.512 euro ciascuno, mentre Paolo Forlani e Monica Segatto dovranno corrispondere al Viminale 56.128 euro ciascuno. Il conto presentato dalla Procura era molto più salato: 1,8 milioni, in pratica l'importo versato dallo Stato ai familiari. I pm contestavano ai quattro poliziotti un danno patrimoniale di 467.733 euro ciascuno e l'udienza si era tenuta il 28 gennaio scorso. I giudici hanno anche disposto che il sequestro conservativo, autorizzato dal presidente della sezione a suo tempo, si converta in pignoramento per le somme che Pontani, Pollastri, Forlani e Segatto dovranno risarcire.

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La decisione è della sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per l'Emilia Romagna, nel collegio composto dal presidente Luigi Di Murro, dal consigliere Francesco Pagliara e dal consigliere relatore Massimo Chirieleison.  La sentenza penale aveva inflitto 3 anni e 6 mesi ai quattro poliziotti, il pronunciamento della Cassazione risale al giugno 2012.

«È la giustizia che va avanti», ha dichiarato all'agenzia Ansa la madre di Federico in attesa di conoscere i particolari della sentenza. Per Moretti la sentenza della Corte dei Conti è «particolarmente importante» perché «riguarda tutti e non solo la nostra famiglia. È il riconoscimento del male che ha subito la società intera». 

«Non si tratta - ha detto Moretti - della quantificazione di una cifra ma del riconoscimento di una responsabilità. Questa sentenza, secondo me, riguarda sia la famiglia di Federico - ha concluso la donna - sia la società intera. Questa decisione - ha concluso la madre di Aldrovandi - ha un valore più ampio, riguarda l’Italia».

Patrizia Moretti e Lino Aldrovandi, i due genitori del diciottenne, sono stati in prima linea per  dieci anni in tutta la vicenda giudiziaria che ha coinvolto in altri processi anche altri poliziotti della questura di Ferrara. 

Dalla lettura degli atti del processo penale, «si evince che il comportamento» dei quattro poliziotti condannati per la morte di Federico Aldrovandi «risulta essere stato incontestabilmente ed inequivocabilmente gravemente contrario ai propri doveri d'ufficio». Lo scrivono i giudici della Corte dei Conti dell'Emilia-Romagna nella sentenza con cui condannano Enzo Pontani, Luca Pollastri, Paolo Forlani e Monica Segatto a pagare oltre 560mila euro al Ministero dell'Interno, che risarcì la famiglia. Il danno subito dall'amministrazione, proseguono i giudici contabili, «costituito dalla somma pagata a titolo di risarcimento per il danno subito dagli eredi» del giovane morto nel 2005, «costituisce conseguenza diretta e immediata del comportamento gravemente colpevole dei convenuti».

I giudici spiegano che hanno ritenuto di differenziare «il quantum di danno risarcibile dai poliziotti facenti parte del primo equipaggio, rispetto ai componenti della seconda pattuglia, in relazione alla tempistica dell'operazione di polizia, così come desunta dagli atti del processo penale, che vedeva gli agenti Pollastri e Pontani intervenuti per primi sul posto». Rispetto all'eccezione difensiva sulla mancata partecipazione degli agenti alla transazione tra Ministero e famiglia, il collegio, citando giurisprudenza, osserva che la transazione «resta un mero fatto che il giudice contabile non può ignorare, ma da cui non resta vincolato ai fini della determinazione della responsabilità e del quantum da porre a carico del convenuto».

Le difese degli imputati intendono utilizzare la sentenza della Corte dei Conti per chiedere la revisione del processo. "Martedì presenteremo i documenti depositati davanti alla Corte che assieme alla sentenza ci incoraggiano ad intraprendere questa strada", annunciano i legali.

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