«La macchina doveva essere segnalata»
Motociclista morì sulla Ferrara-Mare contro un mezzo abbandonato per oltre un’ora: nessuno fece nulla per spostarlo
«Quell’auto abbandonata in mezzo alla strada andava segnalata e anche subito, la nostra pattuglia di Polizia stradale era vicina e se fosse intervenuta si sarebbe potuto salvare il motociclista». Invece Ennio Accorsi, 57 anni, in sella alla sua moto, il 20 agosto del 2012 si schiantò contro una Opel Corsa ferma perchè abbandonata sulla carreggiata della Superstrada Ferrara-Lidi: un’auto che rimase lì per oltre un’ora nonostante segnalazioni concitate di automobilisti ai vari centralini («ci stanno massacrando di telefonate», il primo allarme) del 113, di polizia stradale di Ferrara, Altedo, Coa Bologna e Società Autostrade, ma nessuno fece nulla per spostarla o segnalarla se non far scattare l’allarme solo dopo lo schianto, dopo la morte di Accorsi. Per questo motivo, sono oggi chiamate a processo 5 persone, imputate (a vario titolo) della morte di Accorsi che si sarebbe potuta evitare, come ha energicamente sottolineato all’udienza di ieri il comandante del Coa di Bologna (Centro operativo autostrade) della Polstrada, Francesco Bernanasca. E grazie alle sue parole si scopre che sarebbero potuti intervenire anche i «viabili», addetti viabilità Società Autostrade, ma all’ora della prima segnalazione, 13.45 del 20 agosto di 3 anni fa, stavano smontando dal turno che finiva alle 14: «Toccava a noi (Polstrada, ndr) perchè il personale dell’Autostrada era a fine turno e una persona esperta come il capo turno della centrale Coa (Gabriele Carlini, uno degli imputati, ndr) avrebbe dovuto saperlo. Del resto - spiega Bernanasca rispondendo al pm Nicola Proto che ha voluto e ottenuto questo processo - la Polstrada ha come compito anche quello della tutela della sicurezza, per auto in panne o ferme: le nostre pattuglie sono attrezzate con minicantieristica nel baule, cartelli, segnali luminosi: quell’auto ferma doveva assolutamente esser segnalata». Quel giorno di piena estate, sul primo pezzo della Superstrada, dopo il casello di Ferrara Sud verso il mare, la Opel Corsa rubata una settimana prima si fermò all’improvviso, perchè a secco. Sergio Bonora (oggi imputato anche lui) la guidava, e l’abbandonò: per poi incamminarsi a piedi a cercar benzina. Erano le 13.45, come registrato dalla prima telefonata partita dalla Polstrada di Ferrara al Coa di Bologna, per sollecitare l’intervento. Alla telefonata, al Coa, rispose Marco Barbieri, poliziotto di turno alla centrale dove il capo turno era Carlini, entrambi oggi imputati. Assieme all’addetto di Società Autostrade, Giovanni De Luca, che non fece nulla seppur informato subito dal Coa della macchina abbandonata (gli uffici di Autostrade e Coa sono vicinissimi, «li separa solo una porta sempre aperta», ricordava Bernanasca ieri). Ma l’auto restò ferma fino alle 14.55 di quel giorno, quando arrivò la telefonata al Coa dell’incidente, lo schianto mortale di Accorsi. Quello che accadde in quell’ora e 10 minuti di quel giorno è ora al centro del processo con un palleggiamento di responsabilità tra gli imputati, coloro che avevano il dovere, spiega il pm Proto, di «gestire quel rischio», Coa e Autostrade. Società Autostrade coinvolta anche nel dirigente Mirko Nanni, accusato di favoreggiamento e violazione del segreto istruttorio per aver rivelato a De Luca i contenuti di una relazione di servizio dei poliziotti. Tutti accusati di concorso in omicidio colposo, in un processo anomalo dove procura, difese e testimoni ieri si sono concentrati solo su quell’ora e 10 minuti di vuoto. Perchè debbono spiegare alla famiglia di Accorsi, rappresentata dall’avvocato Giampaolo Remondi perchè la tragedia si poteva davvero evitare.
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