«Mi sono vista volare addosso mille pezzi»
La donna investitrice e quella che rischiò di schiantarsi: «Vidi l’Opel all’ultimo momento»
Ricorda quel giorno, di vacanze: «E’ un po’ dura farlo», dice ai giudici Luciana Breviglieri di Quistello di Mantova ai quali deve raccontare cosa successe il 20 agosto di tre anni fa. Con la sua auto investì Ennio Accorsi, sbalzato dalla moto dopo lo schianto con l’auto ferma. Andava ai Lidi, con la figlia, «il giorno dopo era il suo compleanno». «Ero in corsia di sorpasso (viaggiava nei limiti, ndr) e dopo il ponte mi sono vista volare addosso di tutto e mia figlia che urlava ‘frena, frena’. Mi sono fermata vicino al guard-rail di cemento e non ho capito cosa era successo: pensai che qualcuno aveva buttato qualcosa dal cavalcavia», invece erano i pezzi della moto e anche il corpo di Accorsi. La signora Breviglieri era stata indagata (atto dovuto) ma poi archiviata perchè non avrebbe potuto evitare l’impatto fatale. Rischiò invece l’impatto contro l’auto ferma, Monia Malaguti, testimone importante e fondamentale per il processo, chiamata dall’avvocato Remondi di parte civile: era in viaggio verso l’ospedale di Cona dove lavora, e non vide l’auto. «L’ho evitata all’ultimo momento, mi stavo schiantando contro e dopo averla passata vidi due persone a piedi. Ero spaventata e arrabbiata e feci loro un gesto». «La sensazione - riprende - che ho avuto in quei momenti non era quella di avere davanti a me un’auto ferma, non ebbi nessuna percezione di un ostacolo, tanto che all’ultimo momento mi sono accorta e ho evitato lo schianto. L’ora? Erano le 13.50/14, chiamai il 113 e mi dissero che avevano già ricevuto segnalazioni dell’auto ferma».
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