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Mirco e Patric, la felicità di essere padri

di Marcello Pradarelli
Mirco e Patric, la felicità di essere padri

I due papà, un ferrarese e un americano, si sono spostati in Spagna. Da 6 mesi, grazie a Jasmine, sono genitori di 3 gemelli

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«Alla fine mi sono detta, ma chi se ne frega, “la so felizità l’è la miè”». La frase è di Diva, una signora ferrarese, ed è stata pronunciata l’altra sera nel corso delle Invasioni Barbariche (La7), la trasmissione condotta da Daria Bignardi. La frase è riferita al figlio Mirco e alla sua omosessualità, che non è stata metabolizzata in un battibaleno. Tutt’altro. Ma dopo che è avvenuto può venire dal cuore un’espressione liberatoria come “La so felizità l’è la miè”: un’affermazione che non ha più a che vedere con il superamento dei pregiudizi, ma con l’amore per il proprio figlio e la sua famiglia. E questa è una storia d’amore.

È prima di tutto la storia dell’amore tra Mirco Soffritti,47 anni, di Ferrara, e Patric Walton, 30 anni, degli Stati Uniti, che da sei mesi sono i padri di tre gemellini: Naim, Gael, due maschietti, e Noà, una bimbetta. A metterli al mondo è stata Jasmine, una madre surrogata: fecondazione in vitro, impianto dell’embrione nell’utero, una gravidanza tutt’altro che facile (ma in questa storia la parola facile è bandita) portata a compimento il 29 settembre 2014.

Ieri Mirco, Patric e i loro tre figli sono ripartiti da Milano con un volo diretto a Madrid, dove si sono sposati sei anni fa e dove abitano e lavorano. Poco dopo l’atterraggio in terra spagnola il telefono di Mirco ha squillato. A chiamare era la Nuova Ferrara.

Mirco, lei abitava in città?

«Tra Francolino e Malborghetto».

Quando ha scoperto la sua omosessualità e l’ha rivelata ha avuto delle ripercussioni nella sfera delle sue amicizie ferraresi?

«Non ho perso un amico, ma io ho degli amici speciali».

Ho visto sua madre Diva dalla Bignardi. Era raggiante, oltre a quella battuta in dialetto ha detto che «non importa avere un padre e una madre, ma due genitori che ti crescono e ti vogliono bene”. Con sua madre è stato facile come con gli amici?

«È stata una cosa complicata, c’è voluto del tempo».

A un ragazzo omosessuale consiglierebbe di dirlo il più presto possibile in casa?

«Non ho consigli da dare, le persone non sono tutte uguali. Non dirlo significa un po’ vivere a metà, crearsi tanti paraventi, ma è un salto da un trampolino molto alto, il rischio è grandissimo e in genere ne vale la pena».

Perché è andato negli Stati Uniti?

«Mi ero laureato in Economia a Bologna, volevo fare il professore all’università, ma in Italia significava aspettare una vita, 10-15 anni per diventare associato, così sono partito e ho trovato lavoro all’università di Boston».

E negli States Mirco e Patric, anche lui insegnante universitario, si sono conosciuti e innamorati. E dopo qualche tempo hanno deciso di sposarsi.

Dove vi siete sposati?

«In Spagna sei anni fa».

Poi avete sentito la necessità di avere un figlio.

«Io avevo rinunciato all’idea di avere una famiglia mia, venendo dall’Italia ci avevo messo una pietra sopra, per Patric invece era diverso, è cresciuto in altri ambienti dove i diritti degli omosessuali sono riconosciuti. All’inizio abbiamo intrapreso la via delle adozioni internazionali. All’ambasciata Usa ci avevano detto che non avremmo avuto problemi in Spagna. Non è stato così, ci sono state molte complicazioni. E inoltre la legislazione italiana ha reso impossibile l’adozione. Per l’Italia io non sono sposato, sono single e i single non possono adottare. Dopo tre anni di inutili battaglie abbiamo desistito».

Poi cosa è successo?

«Ho visto su RaiTre un servizio su una coppia gay che aveva cercato, invano, di avere un figlio con una madre surrogata. Abbiamo iniziato a informarci, abbiamo preso contatti con persone che avevano seguito questo percorso. Poi tramite una piccola agenzia americana siamo stati messi in contatto con alcune donne, e abbiamo scelto Jasmine: una donna sposata, che lavora e ha un figlio, se manca uno di questi requisiti non puoi aspirare ad essere una madre surrogata. Le donne come Jasmine sono straordinarie».

Con Jasmine siete rimasti in contatto.

«Con lei , la madre biologica, e con suo marito abbiamo un rapporto speciale. I nostri figli possono contare su di lei e in America hanno anche un fratellino maggiore».

Cose impensabili in Italia.

«Non ha idea quanti italiani, quante famiglie omosessuali italiano vengono in Spagna perché c’è una legislazione che consente il matrimonio, le adozioni...»

Cosa serve per far cambiare la mentalità su temi così complicati?

«Serve una legge. Se cambia la legge, cambia la mentalità. Scopri che la coppia omosessuale che abita nella porta accanto è fatta di gente normale. In Spagna è successo questo negli ultimi 10 anni Nell’asilo dove porteremo i nostri figli, per esempio, ci sono già bambini adottati da famiglie omosessuali».

In Parlamento forse andrà in porto la legge sulle unioni civili, che ne pensa?

«Servirebbe più coraggio. Meglio di niente, ma se passano le unioni civili il matrimonio fra omosessuali non lo fanno più o solo fra vent’anni».

Suo marito Patric parla molto bene italiano. Lo sapeva già?

«Non lo sapeva, l’ha imparato per amore».

Cosa vi augurate per i vostri figli?

«Ci auguriamo che abbiano coraggio, che abbiano la tranquillità di Patric e la mia audacia».