«Nessuna colpa della velocità o percezione dell’auto ferma»
Tutti i periti sono d’accordo: la moto su cui era Ennio Accorsi non viaggiava ad alta velocità, anzi nella norma. E allora come è stato possibile non avvedersi dell’auto ferma? L’ingegner Francesco...
Tutti i periti sono d’accordo: la moto su cui era Ennio Accorsi non viaggiava ad alta velocità, anzi nella norma. E allora come è stato possibile non avvedersi dell’auto ferma?
L’ingegner Francesco Rendine, consulente della procura, ha riferito che sia il motociclista che l’auto investitrice procedevano sotto gli 80 km orari, il limite. L’auto ferma avrebbe dovuto esporre – ha spiegato Rendine – il triangolo e accendere le frecce di emergenza.
E lo stesso luogo non consentiva di parcheggiare fuori dalla carreggiata perché il guard-rail si trovava a poche decine di centimetri dal limite della corsia. Ciò che attenuava la percezione che l’auto fosse ferma era dovuto a fattori ambientali: si trovava dopo un ponte ed era di un colore, grigio-azzurro, che non spicca rispetto all’asfalto.
Lo stesso consulente della parte civile, Alberto Vallini ha sottolineato la velocità della moto entro i limiti stabiliti, ha parlato degli stessi fattori ambientali sulla percezione perchè l’auto era quasi in ombra avendo dietro il cavalcavia. Circostanze confermate anche dai consulenti della Polstrada, da chi svolse le indagini, l’ex comandante della Polstrada di Altedo, Colanero.
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