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cronaca

Quel sottile filo ‘verde’ che lega tante carriere

Ferrara in una veduta dall'alto

Molti presidenti storici hanno radici agricole e in particolare di marca Upa Zanardi cambia ma resta alle Fiere, Sebastiani lotta contro la pensione LEGGI LA PRIMA PUNTATA: GLI OBBLIGATI A COMANDARE


27 marzo 2015


Forse c’è davvero un rapporto diretto tra l’impronta agricola della società (e dell’economia) ferrarese e la tendenza, che sta emergendo dall’approfondimento della Nuova di questi giorni, alla conservazione delle stesse persone sulle poltrone di potere. L’apparato radicale dei nostri big ha evidentemente una componente genetica, ed è proprio l’esempio delle realtà agricole a fare scuola. Il panorama non è quello della foresta pietrificata, gli inamovibili in senso stretto non esistono più perché un rinnovamento negli ultimi anni c’è stato, ma le radici più profonde non vengono mai davvero recise.

Prendiamo ad esempio due big di Confagricoltura. Mario Guidi, classe 1961, di origine codigorese, è al secondo mandato da presidente nazionale della confederazione, ma da oltre tre lustri ricopre incarichi di vertice all’interno della sfera d’influenza della spiga d’oro. Si può anche cominciare dal 1998 quando Guidi, già esponente di primo piano dell’allora Upa partendo dall’azienda di famiglie, diventò presidente del Consorzio di bonifica 1º circondario Polesine di Ferrara. Era già vicepresidente dell’Anga, l’associazione dei giovani di Confagricoltura, e nel 2001 è stato eletto presidente dell’Unione provinciale agricoltori, carica che ha ricoperto per due mandati. La scalata alla poltrona nazionale è iniziata nel 2007 con l’ingresso nella giunta esecutiva nazionale, nel 2011, appunto, il gran balzo. Quindi non di radicamento su di una singola poltrona si tratta, nel suo caso, ma di crescita costante e regolare, che ha però ormai raggiunto la dimensione massima.

Diverso il cammino di Carlo Alberto Roncarati, che ha battuto diversi record di permanenza alla presidenza della Camera di commercio, dal 1998 all’anno scorso, e nel sistema camerale ha mancato, di poco, solo il vertice assoluto: è stato vicepresidente nazionale oltre che presidente regionale, non numero uno assoluto. Il trampolino di Confagricoltura è stato la base anche per gli incarichi bancari, fino alla presidenza della Cassa di Risparmio di Cento, per la quale è già al secondo mandato. Le doti per inanellare incarichi di vertice? Prudenza, capacità di ascolto e di lavoro, equidistanza dagli schieramenti politici, in particolare negli anni dove la polarizzazione era quasi una religione.

E dal mondo agricolo, stessa matrice di Guidi e Roncarati, viene Paolo Bruni, dal momento della fondazione, cioè dal 1998, presidente del Centro servizi ortofrutticoli, la maggiore realtà di servizio del settore per quanto riguarda statistica, valorizzazione e logistica, incarico rinnovato fino al 2016. Fino a qualche anno fa Bruni era un autentico collezionista d’incarichi: presidente di Fedagri, Apo Conerpo, Confcooperative, vice di Conserve Italia, poi il rinnovamento naturale e l’inchiesta sulle spese di Confcoop chiusa con un patteggiamento ne hanno un po’ ristretto il raggio d’azione. Lui è sicuramente un resiliente, non si spezza facilmente sottoposto a urti improvvisi.

Mirco Dondi è storicamene il volto, più raramente la voce nel senso che il suo undestatement è leggendario, di Legacoop. Classe 1951, dopo aver fatto l’assessore provinciale per otto anni, Dondi è impegnato dal 1988 ai vertici del movimento cooperativo ferrarese, del quale è stato presidente dal 2004 al 2011, gestendo tra l’altro le ricadute del crac Costruttori, prima di entrare in Coop Estense come numero due.

Avrebbe stentato a crederci, Nicola Zanardi, il commercialista erede di una delle famiglie ferraresi più in vista, di restare al vertice di Ferrara Fiere per così tanto tempo. Però è successo. Nominato presidente nel 2001, Zanardi è stato da poco nominato amministratore delegato della società fieristica: la parola chiave, per lui, è passione.

Infine c’è Adolfo Sebastiani, il re dell’oculistica ferrarese. Lui alla direzione della Clinica oculistica di Unife ci è davvero affezionato, se è vero che, a 70 anni suonati, ha ricorso al Consiglio di Stato per evitare il pensionamento: ricorso accolto, qualche mese fa. La legge di Stabilità ha posto altri paletti e Unife l’ha ugualmente sostituito con il facente funzioni Paolo Perri, ma sembra finita qui.

Stefano Ciervo

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