I poliziotti condannati a pagare lo Stato
Caso Aldrovandi, la Corte dei conti: gli agenti debbono risarcire 560mila euro. Colpe vengono attribuite anche alla Polizia
Dovranno pagare meno, ma solo 560mila euro contro 1.870.934,95 che il Ministero degli interni pagò risarcendo la famiglia Aldrovandi per la morte di Federico. La Corte dei conti ha deciso che i 4 agenti di polizia, condannati per la morte del ragazzo durante «un’operazione di polizia» il 25 settembre 2005, debbano pagare soloa una parte, il 30%, della cifra risarcita dalla Polizia alla famiglia: Enzo Pontani e Luca Pollastri, i due agenti della prima volante intervenuta quell’alba di 10 anni fa in via dell’Ippodromo dovranno risarcire lo Stato, ciascuno per 224.512, 18 euro. Gli altri due agenti, che arrivarono con al seconda Volante quella mattina, Paolo Forlani e Monica Segatto, dovranno invece pagare solo 56.128,05 euro.
La sentenza della Corte (Di Murro, Pagliara e Chirieleison) ha prima di tutto ritenuto «provati gli elementi fondanti della responsabilità amministrativa per danno erariale indiretto». Poi ha ridotto al 30% la richiesta del risarcimento riconoscendo appieno il danno per «colpa grave», perchè - spiegano i giudici facendo proprie le conclusioni dei processi penali che portarono alle condanne - «il comportamento degli agenti risulta essere stato incontestabilmente ed inequivocabilmente gravemente contrario ai propri doveri d’ufficio». Gli agenti, quella mattina, sbagliarono tutto nell’intervento, perchè «Aldrovandi non poteva e non doveva - la citazione della sentenza d’appello - essere affrontato con modalità violente ma con un approccio di tipo medico psichiatrico e non poliziesco repressivo». Fin qui argomentazioni non nuove. La novità di questa sentenza è dovuta al motivo per cui i giudici differenziano le posizioni tra i 4 agenti e riducono la cifra da 1 milione e 800mila euro globali a 560 mila. E lo fanno ammettendo situazioni oggettive e soggettive. Quelle oggettive, spiegano, sono «attribuibili all’amministrazione (la Polizia, ndr), perchè possono determinare un maggior rischio da parte dei suoi agenti, quali ad esempio l’inadeguata organizzazione del servizio». E quelle soggettive legate a situazioni personali di chi compie un servizio: condizioni psicologiche, stress diminuzione di capacità. Affermazioni dirompenti che ora vengono lette e interpretate dalle parti processuali in modo diametralmente opposto. Di fatto riaprono nuovi scenari, come quello della possibile e annunciata, dai legali dei poliziotti, revisione del processo penale.
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