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cronaca

«L’alternanza, principio che non guasta»

Maiarelli (Unindustria): manager e amministratori non sono la stessa cosa, preparare chi ti sostituirà non è debolezza


28 marzo 2015


Lustri e lustri seduti sulla stessa poltrona di vertice, o in quelle lì a fianco? È diverso il giudizio se si parla di manager o di rappresentanti associativi, ma in termini generali un po’ di ricambio è ben accetto. Confindustria sta applicando regole rigide per garantire l’alternanza ai sui vertici e quindi non stupisce che il presidente di Unindustria Ferrara, Riccardo Maiarelli, le richiami nell’intervenire al dibattito aperto dalla Nuova.

Maiarelli, che peraltro da presidente della Fondazione ha confermato lo storico segretario Reggio («non si poteva fare senza le sue conoscenze») poi ci mette del suo, d’imprenditore da poco entrato nelle stanze dei bottoni anche come elemento di rottura di schemi consolidati.

Inamovibili o indispensabili? C’è una morale unica nelle storie dei nostri big di associazioni e sindacati?

«Bisogna fare un distinguo tra operatività e rappresentanza. Se si sceglie d’investire su di un manager e questo diventa bravo accumulando esperienza, non si capisce perché non tenerlo anche per molti anni. Altra cosa sono gli organi di rappresentanza.

Nelle aziende anglosassoni c’è una tradizione di alternanza anche nelle direzioni? Sì, ma già stiamo sbagliando a imitare troppo i tedeschi, evitiamo di fare... gli americani. C’è un aspetto meritocratico da tenere in dovuto conto, sempre e in ogni caso. Ciò non toglie che il limite dei due mandati per gli amministratori sia quello scelto dagli industriali, e il principio sarà inasprito».

In che modo? Già oggi un presidente di Unindustria non può andare oltre i due mandati.

«Sì, ma con le nuove regole c’è l’impossibilità a ricoprire altri incarichi, dopo due mandati sulla stessa poltrona, e non si potrà tornare dopo l’interruzione di un mandato. Credo che questo impianto sia valido, ma certo non tutte le organizzazioni d’impresa sono fatte nello stesso modo».

Il problema del ricambio è solo ferrarese? E da noi è o no auspicabile?

«No, di sicuro il problema è nazionale e la politica per molto tempo non ha dato esempi positivi. Da poco ci sono segnali diversi, speriamo si moltiplichino. Perché è vero che l’alternanza non va applicata in maniera meccanica, serve buon senso, ma certo come principio non guasta».

Da dove cominciare?

«Non da qualche specifica poltrona, ma da una prassi: programmare per tempo la formazione di chi ti possa sostituire in un incarico di vertice, non è segnale di debolezza ma di lungimiranza».

Stefano Ciervo

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