Pd, Vitellio prende il largo «Un partito di sinistra»
In via Bologna il rivale Minarelli attacca «il gruppo decidente che si è ristretto» Polemica con Bratti. Bianchini: tumori, per un rapido intervento si deve pagare
Partecipazione e voglia di discutere, questo ha regalato il congresso del circolo di via Bologna del Pd, Lambertini-Goretti-Foro Boario. Una settantina di presenti, divisi abbastanza nettamente tra trentenni e capelli grigi, per uno dei pochi faccia a faccia tra i due contendenti al posto di segretario provinciale: Luigi Vitellio, che sembra prendere il largo, e Nicola Minarelli. Dopo il ricordo di Remo Bacilieri («ha contribuito tanto al Pd» ha detto la segretaria Luisa Ghezzo) e la nomina del comprensivo presidente Giorgio Bottoni («15’ a testa per i candidati, facciamo 6’, dai, per gli interventi»), si prepara il duello. Il vitelliano Sandro Bratti, presente con l’altro parlamentare Laura Boldrini e il consulente renziano Luigi Marattin, che ha rinnovato la tessera per l’occasione, estrae a sorte l’ordine degli interventi: «Nicola per primo», «ci avrei giurato, Sandro» fa il candidato con una bella risata.
Il suo punto di partenza è «che non va tutto bene» nel partito e una seconda candidatura ci voleva: «I territori non sono così ben rappresentati e il gruppo decidente è stato ristretto negli ultimi tempi. Bisogna essere più protagonisti, perché il 63% di astensione alle regionali è dovuto sì allo scandalo delle spese, ma anche al fatto che non siamo più l’interlocutore principale. Siamo al traino degli altri: sulla sicurezza dobbiamo lavorare con i nostri amministratori». Altra differenza, l’organizzazione del partito: i circoli «sono un po’ in affanno», la situazione finanziaria «va aggredita, per recuperare quel che abbiamo lasciato per strada. Partiamo dallo stipendio delle dipendenti e sul resto vediamo. Il questionario compilato da 600 iscritti dice che il Pd ha anche problemi di trasparenza e autorevolezza».
Tocca a Vitellio. Questo congresso non era scontato, a Bologna e Reggio hanno fatto altrimenti, ma serviva «per discutere di temi nell’agenda quotidiana delle persone normali, ma non nella nostra. Il lavoro, che i giovani schiavi a partita Iva trattano con rabbia. I finanziamenti pubblici: dobbiamo monitorare i nostri amministratori, evitando che servano a sistemare maldipancia locali. La sicurezza? La Lega ha già individuato il problema: gli immigrati. Ma un partito di sinistra, e il Pd lo è, deve sempre puntare sulla coesione sociale. Sulle liste d’attesa la rincorsa non serve, le Case della salute sì. E di che legalità parliamo, se candidiamo De Luca?». Se volete un direttore Cadf che guadagna più del Capo dello Stato, è la stilettata finale ai rivali del Delta, non votatemi.
Il dibattito è corposo e abbastanza equilibrato. Vainer Merighi polemizza in favore di Minarelli («non ho un posto dove discutere»), Bratti battibecca con il sindaco di Portomaggiore, «attenzione a parlare di trasparenza, i tesorieri non nascondono nulla», «se si vuole solo polemizzare...». Spicca la relazione minarelliana di Patrizia Bianchini, «sulla Mirror cosa diciamo?», che lancia un macigno nello stagno: «In questa città si deve pagare per essere operati velocemente di tumore».
I risultati ufficiosi, al netto di via Bologna che ha chiuso tardi, danno Vitellio vincente ovunque tranne che a Cona e Codigoro, mentre i voti totali risultano 871 a 561.
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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