ferrara
cronaca

Regola prima: non pestare i piedi altrui

L'editoriale del direttore Stefano Scansani


29 marzo 2015


Questo è un posto dove le verità vengono dette sottovoce. «Ecco, vede com’è tutto tranquillo nel Ferrarese? Non scoverà mai chi esattamente comanda, chi precisamente ha il potere, eppure il sistema c’è, funziona». A sussurrarmi all’orecchio questa formula segreta è stato un imprenditore, neanche tanto tempo fa. E a un solo giorno dall’inchiesta sulla Ferrara degli Inamovibili il dirigente di un’associazione di categoria ha fornito il resto a quell’altro orecchio: «Alla maniera medievale e alla maniera agraria, qui tutto sta in equilibrio sulle lobby e qualche corporazione. Il bello è che tra loro non si scontrano mai».

L’inchiesta in questione è quella che la Nuova ha avviato giovedì. Tanto per rendere più frizzante l’argomento illustrato da una poltrona (non da sala d’aspetto, ma per lunghe permanenze) ho proposto il dilemma: i signori passati in rassegna sono colonne o dinosauri? Più chiaramente gli uomini - donne neanche una - che da anni ricoprono più o meno gli stessi ruoli di direzione, rappresentazione, controllo e gestione, per la fisiologia della nostra provincia sono un tesoro o un tappo sigillante?

Rispondo che potranno essere colonne o dinosauri, talentuosi e capaci, perenni e ancorati, ma sempre e comunque espressi da quel sistema di comando. Che il collega Stefano Ciervo venerdì ha messo a fuoco così: “Forse c’è davvero un rapporto diretto tra l’impronta agricola della società (e dell’economia) ferrarese e la tendenza, che sta emergendo dall’approfondimento della Nuova di questi giorni”.

 

Non tutti i personaggi in campionario sono espressione della terra, ma il territorio ferrarese essendo fondato sulla terra ha una propensione generale alla conservazione. Anche delle poltrone. Le reazione alla nostra inchiesta sono prevedibili. Innanzi tutto il calcolato silenzio: il fior fiore del potere locale se citato nel bene o nel male non si altera. Tace. Non si mostra. Le incazzature sono private. Mai un sano confronto spontaneo. Mai un salutare litigio pubblico. Qui sono tutti schermidori estensi o contadini saggi.

I soliti sussurratori ferraresi mi hanno spiegato perché: «Se deve vincere qualcuno è meglio che non vinca nessuno». Emozionante. Un imprenditore, Riccardo Maiarelli, presidente di Unindustria e della Fondazione della Carife, ieri ha messo i puntini sulle “i”. Nel suo commento nella terza puntata dell’inchiesta ha separato i manager dagli amministratori. E ha lanciato un paio di segnali non proprio soft a tutti i ferraresi con poltrona: «L’alternanza è un principio che non guasta».

«Preparare chi ti sostituirà non è una debolezza». Lascio perdere gli storcimenti di naso di chi nel campionario dei poltronisti non vuole esserci, o la precisazione di qualche sindacalista in sella da anni perché viene eletto (la candidatura allora è un optional). Alcuni lettori invece hanno scritto che era ora di passare all'analisi degli Inamovibili della società civile: «Come fa la cosiddetta società civile a criticare la politica quando riproduce le stesse patologie e allergie?». Altra botta alla conservazione dei posti di comando: «C’è davvero un problema serio delle rappresentanze. E va a finire che se queste organizzazioni non se ne accorgono, poi qualcuno giudicherà inutili i corpi intermedi».

Più che inutili, mi pare, sono autoreferenziali per il capo e impermeabili al ricambio. Perciò nel tempo si sono costituiti dei principati con ambiti d’influenza definiti, e fanno a meno delle gambe. Perché non hanno necessità di muoversi e così non pestano i piedi agli altri. Semplice.

s.scansani@lanuovaferrara.it

Gruppo SAE (SAPERE AUDE EDITORI) S.p.A, Viale Vittorio Alfieri n.9 - 57124 Livorno - P.I. 0195463049


I diritti delle immagini e dei testi sono riservati. È espressamente vietata la loro riproduzione con qualsiasi mezzo e l'adattamento totale o parziale.