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Carradori deve riorganizzare l’ospedale

Carradori deve riorganizzare l’ospedale

Ecco gli obiettivi di mandato del direttore generale. Dalla struttura «a bacino d’uso» al piano dei risparmi amministrativi

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Nelle dodici pagine della delibera che definisce gli obiettivi di mandato del neodirettore dell’azienda Sant’Anna, Tiziano Carradori, la Regione indica sei punti il cui «mancato conseguimento» comporta «la risoluzione del rapporto contrattuale». I compiti a casa che decidono la promozione o la bocciatura del manager. Tre quelli specificamente sanitari legati espressamente alla «qualità assistenziale», tre di natura più economico-gestionale, ma non per questo ritenuti meno importanti. L’attenzione della giunta è concentrata, per cominciare, sulla «ridefinizione del modello organizzativo dei presìdi ospedalieri» e sulla «riorganizzazione della rete ospedaliera», traguardi da inserire - viene precisato - in un contesto di area vasta.

Il modello ‘provinciale’ della sanità, che è stato il faro dei direttori generali nel mandato scorso, sarà quindi superato. E un’indicazione in questo senso l’aveva già data il 23 marzo scorso l’assessore regionale alla sanità, Sergio Venturi, che parlando davanti ai componenti della Commissione competente aveva escluso nuovi accorpamenti tra aziende sanitarie ma aveva esplicitamente citato le «linee guida» che ispireranno la transazione al nuovo sistema, fondato - aveva detto - sulla «classificazione degli ospedali in base al numero di cittadini che servono e cioè al bacino di utenza».

Un traguardo che modificherà l’attuale assetto basato sull’ospedale di secondo livello (il Sant’Anna) che eroga prestazioni più complesse rispetto agli altri ospedali del territorio (Cento, Argenta, Delta) in un contesto che sostanzialmente si esaurisce nell’alveo provinciale. L’ambito assistenziale potrebbe essere ampliato (ma non si sa in quale misura) fino a includere, oltre a Ferrara, Bologna e Imola, i partner dell’Area Vasta Emilia Centro.

L’azienda ospedaliera dovrà pianificare una sempre maggiore «omogeneizzazione delle procedure di soccorso e delle emergenze cardiologiche, dei traumi e dello stroke»; nell’assistenza oncologica dovrà puntare soprattutto alla «tempestività della diagnosi e del trattamento» (sui tempi l’azienda ospedaliera era stata ’richiamata’ dalla Regione nel corso dello scorso mandato).

Come ha più volte confermato lo stesso Carradori, una delle priorità sarà il «miglioramento dei tempi di attesa delle prestazioni», cioè visite ed esami, ma anche il «miglioramento dell’appropriatezza prescrittiva ed erogativa», con lo scopo (non dichiarato) di contenere risonanze magnetiche muscoloscheletriche e Tc osteorticolari, spesso ritenute esorbitanti (dai manager della sanità) rispetto alle reali esigenze della popolazione. Un aspetto caro alla Regione è l’incentivazione della prescrizione diretta dello specialista (e forse sotto c’è l’intento di sganciarla, per quanto si può, dal medico di base, talvolta accusato di essere troppo cedevole rispetto alle richieste del paziente), ma si punterà anche sul Day service ambulatoriale per compattare tempi e prestazioni destinate ai pazienti complessi e sulla possibilità di prenotare i controlli direttamente nella struttura che ha in carico il paziente.

Un capitolo (non incluso tra quelli decisivi per la prosecuzione del mandato) riguarda «l’appropriatezza nel ricorso al taglio cesareo (che in Italia viene eseguito con una incidenza più alta che altrove, ndr) e all’induzione e al controllo del dolore nel travaglio». Sul terreno strettamente sanitario a Carradori viene chiesto anche lo sviluppo di un sistema aziendale per la gestione del «rischio clinico» e della «sicurezza» in corsia.

Sul fronte amministrativo, decisivo sarà il rispetto del «vincolo di bilancio», che per Ferrara significherà presumibilmente altri sacrifici economici a causa degli alti livelli di spesa del passato, non ricondotti al livello ottimale nel mandato scaduto nonostante i diffusi e corposi tagli operati.

Altra meta irrinunciabile sarà «l’integrazione piena a livello provinciale e/o di area vasta» dei servizi amministrativi e logistici. Su questo punto, sia Carradori che il direttore generale dell’Asl, Paola Bardasi, hanno insistito fin dalla prima conferenza stampa. A Carradori la Regione chiede di «produrre un piano delle unificazioni da cui si evinca, a regime, il risparmio in termini di unità di personale ed economico, entro sei mesi dall’insediamento». Un altro compito speciale è considerato la gestione delle informazioni di filiera: dati, sistemi, registri. L’azienda dovrà «provvedere con tempestività e completezza alla trasmissione dei flussi informativi e dei dati verso il livello nazionale e verso le banche dati regionali». Stando al contenuto della delibera, non sarebbe stato ancora attuato il passaggio di proprietà di un’ala dell’ospedale all’Inail che a suo tempo aveva finanziato una parte dell’opera con l’esborso di circa 65 milioni.

Gioele Caccia

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