"Il Comune si impegni a rimpatriare la salma di Paula"
Ordine del giorno unanime e trasversale della Commissione Pari Opportunità sulla tragica vicenda della giovane Burci, uccisa brutalmente nel 2008 per essersi ribellata ai suoi sfruttatori. Dopo due condanne all'ergastolo, i due imputati sono tornati liberi per un vizio di forma: "Come cittadini dobbiamo indignarci"
FERRARA - Non ha avuto giustizia durante la sua brevissima vita, e non ne ha avuta ancora a sette anni dalla morte. Paula Burci, massacrata a diciannove anni per essersi ribellata ai suoi sfruttatori, è ancora sepolta al cimitero degli indigenti di Mizzana e le due persone condannate in primo grado e in Appello per il suo efferato omicidio sono tornate libere per un vizio di forma perché il 16 luglio del 2014 la Cassazione ha stabilito che il processo doveva essere celebrato a Rovigo, e non a Ferrara, per competenza territoriale.
Due schiaffi alla memoria della ragazza che non potevano lasciare indifferente la Commissione Pari Opportunità del Comune di Ferrara, che con una decisione adottata all’unanimità in modo trasversale ha presentato un ordine del giorno per impegnare il sindaco e la Giunta a sostenere le spese di espatrio della salma, in Romania, sollecitando altresì l’eventualità che l’amministrazione si costituisca parte civile al processo che si riaprirà a Rovigo.
Un documento condiviso, come ha sottolineato ieri una rappresentanza dei componenti della Commissione: Deanna Marescotti e Ilaria Baraldi per il Pd, Paola Peruffo per Fi e Alessandro Bazzocchi del M5S, affiancati da Liviana Zagagnoni dell’Udi.
Il cadavere semicarbonizzato di Paula venne rinvenuto il 24 marzo del 2008 nella zona golenale di Zocca di Ro: le indagini di carabinieri e polizia di Stato stabilirono che la ragazza venne brutalmente picchiata con calci e pugni, colpita a martellate e bruciata. La sua “colpa”? Quella di aver cercato di sfuggire a una vita di prostituzione. Per quel delitto ("femminicidio" ha rimarcato Zagagnoni) il 17 luglio del 2012 l’idraulico di Villadose (Rovigo) Sergio Benazzo e Gianina Pitroescu, prostituta rumena, sono stati condannati all’ergastolo dalla Corte d’Assise del Tribunale di Ferrara, sentenza poi confermata dalla Corte d’Appello di Bologna il 7 giugno del 2013. Un cammino processuale azzerato nel luglio dell’anno scorso dalla Cassazione per un’eccezione di competenza territoriale e nel frattempo, per la decadenza dei termini di custodia cautelare, Benazzo e Pistroescu sono tornati in libertà in attesa del nuovo processo, con il solo obbligo di dimora e firma. «Come cittadini - ha esordito Deanna Marescotti - dobbiamo tutti indignarci».
Sulla vicenda, ricorda lo stesso ordine del giorno, è stata depositata in Senato un’interrogazione rivolta al Ministro della Giustizia Orlando (firmata tra gli altri da Bertuzzi, Puppato, Idem e Lo Giudice) per chiedere un intervento e una valutazione sulla legislazione che approfondisca gli effetti di un vizio di forma come l’incompetenza territoriale». In questo contesto il contributo della Commissione Pari Opportunità - primo atto ufficiale dalla sua costituzione - appare significativo «perché - ha rilevato Peruffo - definisce un percorso condiviso che ci auguriamo possa ripetersi più spesso. Di fronte a vicende come quella di Paula non esistono posizioni di destra o di sinistra, ma solo di giustizia e umanità. Anche per questo motivo ho deciso di ritirare il mio ordine del giorno sul tema della prostituzione per poterlo riproporre in maniera unitaria».
Sono stati presi contatti con il fratello di Paula, Aurelian, arrivato a Ferrara per vedere dove è sepolta la sorella. Il cadavere dalla ragazza era rimasto a lungo all’obitorio, e solo grazie l’interessamento della procura, della polizia di Stato e dei carabinieri, del Comune e dell’Associazione Viale K era stato possibile seppellirla al cimitero di Mizzana, e a prendere parte alla cerimonia funebre erano stati gli stessi inquirenti. Rimpatriare la salma, ha sottolineato Baraldi, non sarà semplice nè veloce, ma resterà comunque, conclude l’ordine del giorno che sarà discusso in consiglio comunale, «un segno di civiltà e ultimo, piccolo, riconoscimento alla dignità umana di una ragazza di 19 anni che la società non ha saputo difendere e alla quale il sistema giudiziario, a oggi, non ha saputo rendere giustizia»
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