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Il parroco don Bruscagin non ancora sentito: è testimone credibile?

«Inutile partire da chi ha o non ha parlato»

«Inutile partire da chi ha o non ha parlato»

Il movente omosessuale di un giro in cui finì il ragazzo è solo una delle ipotesi, non l’unica

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GORO. Le indagini, soprattutto per omicidio, si risolvono con prove scientifiche, dichiarazioni d’accusa di testimoni o corresponsabili e da profilazioni criminali, quelle - per intenderci - che piacciono tanto agli scrittori e nei serial televisivi americani. Sulle prove scientifiche la procura ieri ha spiegato che ora si punta su due fatti: l’impronta digitale isolata sulla tessera dentro il portafogli e la riesumazione del cadavere per verificare se vi, ancora oggi, la ‘fotografia’ di cosa è successo allora, il 29 settembre 1988. Sulle dichiarazioni, la testimonianza fondamentale dovrebbe (potrebbe) essere quella di don Tiziano Bruscagin, parroco all’epoca dei fatti e custode, forse, di mille segreti: dopo aver parlato coi giornalisti e aver indicato anche nomi e fatti, ha frenato con la marcia indietro e spiegato di aver raccontato «solo ciò che tutto il paese sapeva». Don Tiziano potrebbe essere sentito dagli inquirenti, ma occorre ricordare che è stato il primo testimone delle indagini del 1997, quando lo ascoltarono e si trincerò dietro il segreto confessionale: allora, è possibile che abbia saputo il nome dell’assassino o assassini da chi ha ucciso Willy o da chi seppe chi lo aveva fatto, nel confessionale della parrocchia?

Domanda cui dovrà lui stesso dar risposta: come, quando e se verrà interrogato. Ma sarà un testimone genuino, credibile? E’ un dubbio che gli stessi magistrati ieri mattina ampiamente lasciavano aperto. Vale lo stesso per tutti gli altri testimoni: «Su chi doveva parlare e non ha parlato, è inutile che nelle indagini si parta da loro» sottolinea il procuratore Cherchi. Tanto più che don Tiziano Bruscagin, sferzante disse alla Nuova «si sbagliano se vogliono che io tolga le castagne dal fuoco». Resta la profilazione criminale, termine pomposo ma molto semplice: il movente per cui Willy è stato ucciso. Il movente forse nasce dalle prestazioni omosessuali e non, a pagamento, offerte da Willy e che pagò con la vita la decisione di voler smettere e minacciare chi lo pagava di dir tutto al paese? Sul movente, certezze non ci sono: la profilazione fatta sul delitto nato nel mondo omosessuale e altro di Goro non è ancora del tutto accertata: «Il possibile movente omosessuale - spiega Cherchi - in cui si sarebbe nata la vicenda è solo uno dei quadri possibili, non l’unico».

E le (non ) indagini del passato? «Quello che possiamo dire sul passato e sulle indagini che si fecero è che a noi non interessano - taglia corto il procuratore Cherchi - Ci interessa solo trovare al presente elementi per poter dare una nostra ricostruzione che abbia fondamenti certi, non basata certo su chiacchiere, inutili».

(d.p.)

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