La verità dal cadavere e da un’impronta
Inquirenti vogliono riesumare il corpo di Willy e cercare tracce biologiche di chi ha ucciso, trovati anche segni sul portafogli
GORO. «Le ipotesi sono tante, noi cerchiamo di non farne nessuna»: quattro mesi dopo la riapertura dell’inchiesta sull’omicidio di Willy Branchi, ucciso 27 anni fa a Goro, è questo apparente paradosso a dare la svolta all’indagine, come spiegano il procuratore capo Bruno Cherchi e il pm Giuseppe Tittaferrante sgombrando il campo dalle illusioni, mettendo sul tavolo tutte le difficoltà del caso e illustrando così la serietà del lavoro che procura, carabinieri di Comacchio e reparto investigativo stanno conducendo: «Prima occorre accertare fatti certi, poi si potranno fare ipotesi». Dopo 4 mesi di indagini i fatti certi ruotano attorno a due atti concreti: una impronta digitale ‘esterna’, diversa da quella dei familiari, trovata su una tessera dentro il portafoglio di Willy Branchi che dovrà esser comparata e la possibile riesumazione del corpo del giovane ucciso, alla ricerca di eventuali tracce biologiche di chi aggredì e uccise Willy, da solo o in gruppo.
Prima i riscontri, poi...
Il procuratore capo Cherchi e il pm Tittaferrante, che sta coordinando le indagini dopo la riapertura del novembre scorso, spiegano, facendo il punto, che «occorre partire da elementi di riscontro medico-scientifico per poter fare poi ipotesi, non il contrario», come invece sembra accadere spesso nella soluzione di fatti di sangue nel nostro paese e che non portano a grandi risultati (vedi l’attualità di questi giorni). Dunque, per arrivare alla svolta attesa da 27 anni, «prima servono elementi certi, poi sulla base di questi arriveremo a trarre conclusioni e fare contestazioni dovute alle persone coinvolte».
«Non ci sono indagati». Per questo motivo, al momento, sottolinea energicamente Cherchi, «non ci sono indagati», ma potrebbero esservi presto perchè occorre non dimenticare che i nomi si conoscono ormai da 20 anni: solo voci però, mai prove, visto che - da quanto si apprende - a carico della cerchia di 8 nomi che comparivano già nella informativa dei carabinieri nel 1997 non c’è nulla e che l’indagine è rubricata ancora come «omicidio contro ignoti», confermano Cherchi e Tittaferrante che attendono dai tecnici del Ris e della medicina legale risposte per far fare il salto all’inchiesta e indagare i possibili assassini.
Prove contaminate. Prima di tutto occorre isolare con esattezza, hanno detto i carabinieri del Ris di Parma che stanno svolgendo gli esami scientifici, l’impronta digitale raccolta e quindi fare comparazioni per stabilire se possa essere di qualcuno che abbia toccato il portafogli di Willy dopo averlo ucciso: «ma potrebbe anche esser di altri - spiega il pm Tittaferrante - poichè gli inquirenti o chi ha toccato il portafogli all’epoca potrebbe aver contaminato la prova»: si ricorda che passò più di un mese, ed era a disposizione degli inquirenti di allora, prima che venisse restituito alla famiglia.
Ragionevoli possibilità. Sulla riesumazione del corpo, solo i tecnici del Ris e i medici legali della procura potranno indicare ai magistrati se sarà possibile svolgere questi esami tecnici: si cercano tracce biologiche di chi ha aggredito Willy, prima, e lo ha ucciso, poi. «Si tratta di esami importanti, e l’obiettivo è quello di trovare riscontri dal punto di vista medico-scientifico - spiega Cherchi -, i nostri tecnici dovranno dirci se questo esame potrà dare indicazioni utili: l’obiettivo è arrivare alla individuazione di altri Dna con una ragionevole possibilità». Ma è possibile dal punto di vista tecnico? Sì, la medicina legale ha subito una rivoluzione in questi anni e vi è la possibilità certa che tracce biologiche vi siano, anche dopo 27 anni, sul derma ad esempio.
A caccia di Dna con la Pcr.
Si può fare con la tecnica della Pcr (estrae Dna anche da cellule infinitestimali): «posso dire, ad esempio, - sottolinea Cherchi - che è possibile estrarre Dna di tracce biologiche esterne anche su corpi di 100/200 anni fa. Riuscire a farlo darebbe a noi la visione certa della ricostruzione dell’aggressione». Perchè la riesumazione servirebbe a spiegare, ad esempio, se si trattò di azione di una o più persone (l’ipotesi di omicidio di gruppo, poi coperto): «Le ricostruzioni fatte fino ad oggi le conosciamo, ma ribadiamo che occorre avere certezze scientifiche: in questi mesi abbiamo svolto indagini proprio per poter indicare una verosimile ricostruzione».
Ucciso sull’argine? Tra le tante ipotesi, non si sa ancora dove Willy sia stato ucciso. E’ possibile possa essere stato aggredito sull’argine, da più persone, ucciso qui e portato in altro luogo, dove venne finito? «L’ipotesi suggestiva - spiegano i magistrati - è quella della pozzanghera di sangue repertata sull’argine»: dunque potrebbe essere stato ucciso qui. Ma è possibile che nessuno abbia visto un gruppo di persone aggredire un ragazzo? Perentoria la risposta: «Può essere che qualcuno se ne sia accorto e non abbia parlato». Gli inquirenti dunque debbono fare i conti, anche oggi, con l’omertà di Goro, che torna a galla, con i tanti possibili testimoni.
Tanti sanno, nessuno aiuta
Tanti hanno parlato in questi anni e soprattutto in questi mesi, sollecitati dal pool di legali e investigatori della famiglia Branchi, che saranno risentiti. Non ora, ma in un secondo momento, sulla base di fatti certi. Per contestare loro eventuali divergenze: «Inutile ascoltarli oggi su ciò che hanno già detto». Domani sì, e dovranno dare molte spiegazioni.
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