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primo incontro promosso dal comune

Nuove famiglie, come ampliare i diritti

'Nuovi diritti, nuove famiglie', il percorso di incontri su convivenze e discriminazioni promosso dal Comune, è salpato ufficialmente ieri pomeriggio al Centro famiglie dell'Acquedotto. A vararlo, il...

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'Nuovi diritti, nuove famiglie', il percorso di incontri su convivenze e discriminazioni promosso dal Comune, è salpato ufficialmente ieri pomeriggio al Centro famiglie dell'Acquedotto. A vararlo, il sindaco Tagliani ricordando che, se «Roma e Bologna hanno rappresentato esempi di rottura - con le celebrazioni di nozze gay ndr - noi abbiamo deciso di lavorare sulla nostra esperienza più vera: i nostri rapporti, molto buoni, con le famiglie ferraresi». La rotta estense per l'allargamento dei diritti passa per uno scalo come quello di ieri, un primissimo confronto che ha visto sedute insieme persone che forse mai prima si erano confrontate: dal responsabile dell’Ufficio Famiglia e Matrimonio della Diocesi Andrea Botti alla responsabile delle Famiglie Arcobaleno nonché madre di due bambine (insieme alla moglie sposata in Spagna) Roberta Zangoli, da appartenenti al Movimento di Rinascita Cristiana a militanti dell'Arcilesbica, dall'Azione cattolica all'Udi. Presente anche parecchia politica, anch'essa trasversale: i consiglieri Pd Ilaria Baraldi, Dario Maresca e Deanna Marescotti, Silvia Mantovani (M5S), Paola Peruffo (Fi). Ieri si è messa tanta carne al fuoco, ma bisognerà poi per forza arrivare a una sintesi, visto l'impegno della giunta a prendere in esame la proposta scritta che giungerà dal percorso. Gli interventi hanno così spaziato dall'esortazione rivolta da Patrizio Fergnani (Famiglie numerose) alle coppie di conviventi eterosessuali («salite sulla stessa barca della famiglia tradizionale da cui siete sempre scappati») al «noi lo faremmo volentieri» di Zangoli, che ha ricordato le difficoltà di sua moglie, madre non biologica delle loro figlie. Valeria Ricci dell'Ufficio Anagrafe ha raccontato che, se le coppie omosessuali ufficialmente iscritte al Registro unioni civili del Comune sono solo sedici, nei fatti i conviventi dello stesso sesso sono molti di più, mentre Botta ha affermato che «ci sono già nel nostro ordinamento tutele per le persone che convivono». «Sì, ma già la necessità di una delega è una discriminazione» gli ha risposto Cristina Fioravanti, docente di Diritto dell'Unione Europea nel nostro ateneo. Su un punto tutti d'accordo: la navigazione è ancora lunga. Prossima tappa il 15 aprile.

Gabriele Rasconi

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