Rischio idraulico alto, soldi pochissimi
Il Consorzio di Bonifica: servono interventi per 40 milioni. Il presidente Dalle Vacche ieri in commissione: la politica ci aiuti
Il rischio idraulico - in quel catino che è la sprofondata landa ferrarese - è ineliminabile, ma può essere ridotto. Il Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara ha messo in colonna i 7 interventi prioritari che servono per fronteggiare i rischi derivanti dal dissesto idrogeologico. E ha tirato pure le somme: occorrono 40 milioni di euro.
In giro di quattrini ce ne sono pochi. La Regione ha qualche milioncino, il governo non si sa. E il Consorzio, per quanto razionalizzi le spese, non potrà nemmeno lontanamente autofinanziarsi con i risparmi. Fa già una fatica bestia a pagare la bolletta energetica: più di 5 milioni di euro. Tanto costa sollevare giorno dopo giorno le acque nelle quali altrimenti sguazzeremmo, acque che allagherebbero i campi coltivati e metterebbero a bagno case, aziende e città.
Servirebbe una potentissima idrovora politica per colmare l’enorme divario tra esigenze della sicurezza e investimenti per la sicurezza (e per l’economia del territorio).
Di questi problemini si è discusso ieri nella commissione comunale Lavori pubblici, convocata su richiesta di Ilaria Morghen (M5S). A parlare delle chiare, fresche e “salate” acque ferraresi sono venuti il presidente del Consorzio di Bonifica Franco Dalle Vacche e il direttore tecnico Gianni Tebaldi.
Hanno portato anche un ordine del giorno che farà da traccia al documento che quanto prima verrà presentato in consiglio comunale a sostegno del Programma antidissesto da 40 milioni. Non è un programma nato ieri, è figlio di studi pluriennali, ma è stato messo a punto nei mesi scorsi dopo una ricognizione del territorio Destra Volano che ha coinvolto vari livelli istituzionali: dal prefetto ai comuni. Prossimamente toccherà alla Sinistra Volano.
Il problema è che quel sistema idraulico fatto di canali, impianti idrovori, fognature e casse di espansione per fronteggiare le piene dei fiumi, sta invecchiando mentre la domanda di sicurezza si accresce «e la mano pubblica proprio nel momento in cui sarebbe necessario che mantenesse il suo impegno, tende a ridurre l’entità e il numero dei programmi di finanziamento». Eccolo l’allarme lanciato dal Consorzio, un ente privato che «concorre in misura determinante alla sicurezza idraulica del proprio territorio».
Dalle Vacche ha chiesto alla politica, a cominciare dai parlamentari ferraresi, di intervenire anche sulla bolletta energetica. I Consorzi di Ferrara e Rovigo, che operano in aree depresse e soggette a subsidenza, pagano 3-4 volte di più rispetto alla media dei Consorzi di bonifica: «Non chiediamo soldi allo Stato, ma di intervenire sulle accise in modo da spendere meno. Occorre però intervenire su aspetti normativi». Servirebbe anche un intervento ad hoc per l’Imu: sugli immobili che costituiscono l’ossatura della rete idraulica il Consorzio paga 1,2 milioni; l’Anbi, l’associazione nazionale delle Bonifiche, ha sostenuto, senza fortuna, che non spetterebbe ai Consorzi pagare l’Imu su impianti che spesso sono di proprietà dello Stato e che assolvono a funzioni pubbliche.
L’assessore Aldo Modonesi, rammenta che nonostante le ristrettezze economiche, la collaborazione tra Comune di Ferrara e Consorzio ha consentito di realizzare anche recentemente interventi importanti come il diversivo Rocca a San Bartolomeo (dove Hera ha anche realizzato la fognatura di via Masi) e la sistemazione delle sponde dei canali e delle strade (via Diamantina, via Canal Bianco) interessate da smottamenti e frane; oltre a Ferrara, anche Bondeno e Vigarano sono coinvolti in questi interventi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
