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caso scoperto dai controlli della finanza

Falso Isee, dovrà pagare seimila euro al Comune

Aveva compilato una falsa dichiarazione Isee omettendo un «consistente patrimonio mobiliare» e ottenendo così un trattamento di favore nelle tariffe dei servizi pubblici erogati dal Comune. La sua...

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Aveva compilato una falsa dichiarazione Isee omettendo un «consistente patrimonio mobiliare» e ottenendo così un trattamento di favore nelle tariffe dei servizi pubblici erogati dal Comune. La sua dichiarazione è stata però passata ai raggi X dalla Guardia di Finanza che hanno scoperto le irregolarità, denunciando il fatto alla magistratura e allo stesso Comune. Morale: c’è stato un processo e una condanna «a sanzione penale ridotta», e la responsabile, a distanza di qualche mese, si è vista recapitare da Palazzo Municipale un conto salatissimo, comprensivo delle ore-lavoro impiegate dal personale comunale di supporto ai finanzieri per scoprire le irregolarità. Il conto è presto fatto: alla signora in questione è stato chiesto di restituire i contributi diretti e indiretti versati dal Comune, in forza del falso Isee, per 4.837,75 euro; in più ci sono 46 ore di assistenza alle indagini della Guardia di Finanza, quantificate in 1.229,58 euro. Ci sono poi 1.000 euro di «danno morale» e altri 200 per le spese della stessa procedura d’intimazione. Il totale fa 7.266,33 euro.

È l’esito di uno dei casi venuti alla luce grazie ai controlli incrociati sui redditometri Isee, che il Comune ha attivato da tempo e che, anche grazie a “scoperte” come questa è stato deciso di estendere a tutte le domande presentate a partire, appunto, dal 2015. Evidentemente Palazzo Municipale ritiene di poter recuperare i non irrilevanti (come si è visto) costi dell’operazione, in termini soprattutto di lavoro di affiancamento negli accertamenti dei finanzieri: in questi anni di controlli a campione, quindi, le irregolarità scoperte devono essere state rilevanti.

Il caso in questione si sta chiudendo, comunque, con un accordo transattivo proposto dalla donna, che prevede il pagamento di 6.000 euro di cui 2.000 entro 5 giorni dall’accettazione della proposta, e 4.000 euro in 8 rate mensili da 500 euro l’una. Il Comune ha accettato perché la sentenza penale segue ad un patteggiamento, che giuridicamente non è un’ammissione di responsabilità e quindi non è utilizzabile in un’eventuale causa civile, mentre i danni morali e materiali più spese legali (2.429 euro) sono certi e abbondantemente coperti dalla transazione. Ma è chiara l’intenzione di Palazzo Municipale di dare un giro di vite su pratiche che, evidentemente, non sono così isolate. (s.c.)

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