S. Giacomo onora il suo fondatore
Inaugurato il museo che porta il nome di Nevio Catozzi
«Siamo impegnati ormai da diversi mesi per presidiare il territorio della zona Gad, dispiegando numerosi contingenti delle forze dell'ordine. Tuttavia la soluzione non può essere solo militare, ma è necessario uno sforzo per riqualificare e rivitalizzare la zona. La contrada in generale, e questa di San Giacomo in particolare, che si trova ad operare in un contesto difficile, svolge un ruolo importante di aggregazione». Queste le parole del prefetto Michele Tortora, interpellato l’altra sera dalla Nuova Ferrara durante la cerimonia d'inaugurazione del museo intitolato a Nevio Catozzi - figura fondamentale per il Borgo San Giacomo - che rifondò la contrada nel 1968.
Martedì sera all’inaugurazione, oltre al prefetto, sono intervenuti il vescovo Luigi Negri, il comandante della Guardia di Finanza Sergio Giovanni Lancerin, il presidente del Consiglio Comunale Girolamo Calò e rappresentanti dell’Arma
La cerimonia, particolarmente suggestiva, ha visto la benedizione del museo, e una breve ma dettagliata descrizione dei manufatti e degli oggetti esposti, da parte del capo contrada Marcello Marcellini: dai Palii vinti a partire dal 1973 a un prezioso e raro documento del 1844 - emanato dal Comune di Ferrara - riguardante la modifica della viabilità in occasione del Palio, che in quell'anno si tenne eccezionalmente in maggio, anziché in aprile come di consueto.
A seguire, il vescovo ha dialogato con i giovani della contrada. Alla Nuova dichiara di «fare questi incontri pastorali nelle varie contrade per conoscere anche realtà nelle quali si incontrano cattolici e laici, senza nessuna altra pretesa che non sia quella della conoscenza. Qui - dice Negri - si incontrano giovani che non fanno scempio della loro vita, come fanno invece quelli che si ritrovano sul sagrato della Cattedrale. Dopo due anni, il mio tentativo educativo non ha avuto molti esiti. Speriamo che questi giovani si impegnino in maniera fruttuosa nella società. Indubbiamente la contrada ricopre un ruolo positivo».
Veronica Capucci
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