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Carte e bilanci falsi Condannati per il crac

di Daniele Predieri ; di Daniele Predieri
Carte e bilanci falsi Condannati per il crac

I giudici aggravano il verdetto di primo grado, 6 anni a Donigaglia Riconosciuti gli atti fraudolenti che nascosero e portarono al fallimento

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BOLOGNA. Costruiva strade, ponti e linee ferroviarie ma lo faceva falsificando i bilanci e producendo carte false, che la portarono al fallimento. Per il crac Coopcostruttori i giudici della Corte d’appello di Bologna, 1a sezione - collegio Ghedini, Mori e Affronte - hanno sancito per la prima volta il principio che da 10 anni gli investigatori ferraresi rincorrevano e lo hanno impresso nella sentenza letta alle 12.59 di ieri dopo tre giorni di camera di consiglio. Lo hanno fatto riscrivendo la storia processuale del crac riconoscendo alla Costruttori le bancarotte innescate dalla falsificazione dei bilanci, da operazioni dolose e fraudolente per le Apc e le fatture con cui si chiedevano soldi alle banche in anticipo per continuare l’attività, di una azienda decotta. Una sentenza ripensata rispetto quella di primo grado che aggrava le posizioni di Donigaglia e i suoi massimi collaboratori (pur non nelle pene, paradossalmente più ridotte), riconoscendo loro le bancarotte e gli atti falsi nella compilazione dei bilanci. Alla lettura della sentenza nella grande aula Bachelet della Corte d’appello di Bologna non c’erano nè Giovanni Donigaglia nè Renzo Ricci Maccarini. Per loro, nei ruoli di presidente e vice, le pene maggiori: condanna più pesante per Donigaglia, 6 anni, mentre Ricci ha avuto 4 anni; quindi gli altri dirigenti (tutti e tre presenti in aula), Beppino Verlicchi, responsabile dei cantieri (3 anni e 4 mesi), Giorgio Dal Pozzo, responsabile delle fabbriche (2 anni e 4 mesi) e Valentino Ortolani, come vicepresidente fino a metà anni ’90, 2 anni di pena. I giudici hanno valutato anche la carenza dei controlli interni da parte degli ex sindaci: da qui la condanna a 2 anni e 6 mesi per Mauro Angelini e 2 anni e 4 mesi per Sante Baldini (per Achille Calzolari, non doversi procedere perchè deceduto). La sentenza d’appello conferma tutti i reati per cui erano già stati condannati in primo grado (tra questi la bancarotta dissipativa della Spal) e riconosce in più le responsabilità più gravi, quelli delle bancarotte legate alla falsificazione dei bilanci che indussero in errore e ingannarono gli ex soci che prestavano soldi. Il processo d’appello aveva accorpato i 4 procedimenti legati alle aziende del gruppo, Costruttori e Cir (condanne confermate e aggravate), Progresso (assoluzione confermata) e Messidoro e per quest’ultimo fallimento i giudici hanno deciso per l’assoluzione per cui in primo grado Donigaglia e Ricci erano stati condannati a 3 anni e mezzo: dunque, per loro il conto aritmetico della somma delle pene è stato ridotto, ma hanno ribadito i giudici nella sentenza che le loro posizioni penali per il crac Costruttori si sono aggravate. E per questo, si può ipotizzare in attesa delle motivazioni (tra 90 giorni), hanno aggravato anche i risarcimenti: sono state decise provvisionali aumentate dai 2000 di primo grado ai 4000 euro, somme che interessano oltre 600 ex soci, parti civili nel processo. Aumentata anche la cifra per i commissari, per l’amministrazione straordinaria del dopo crac, dai 10 ai 13 milioni di euro. Proprio le parti civili sono le più soddisfatte per il riconoscimento dei falsi in bilancio con cui coprirono il dissesto. Bilanci certificati dalle società di revisione che però non hanno nessuna responsabilità: assolti i tre dirigenti (Carlo Colletti, Giovanni Bragaglia e Sergio Cerioli) per non aver commesso il fatto. Assoluzione (2° comma) perchè non provata la conoscenza dei falsi in bilancio: «Aspettiamo la motivazione per verificare contro i revisori spiragli in sede civile per chiedere i danni», dichiarano i legali degli ex soci.

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