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«Chiesa in pericolo il Comune ci aiuti»

«Chiesa in pericolo il Comune ci aiuti»

Portoverrara, il parroco denuncia le precarie condizioni E ricorda che un luogo di culto è la storia di una comunità

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PORTOVERRARA. Non tutti i cittadini, forse, sanno che l’antico campanile di Portoverrara è il faro marino rappresentato nello stemma di Portomaggiore. La piccola frazione portuense, antico porto per il vetro, ha origini antichissime già citate prima dell’anno mille in documenti notarili e il faro, poi divenuto in secondo tempo campanile, pare risalga al VII secolo costituendo dunque valore storico-monumentale oltre che architettonico.

In seguito al terremoto del 2012, campanile e chiesa di Portoverrara hanno subìto gravissime lesioni: per il campanile è recentemente terminata una importante ristrutturazione mentre la chiesa è tuttora chiusa al culto. Un progetto prevede la ristrutturazione anche della chiesa ma al momento c’è solo metà finanziamento per la realizzazione e se non si trova l’altra metà entro un anno si perderà la possibilità di intervenire terminando così il recupero dell’intero complesso in puro stile romanico già ricostruito nel 1782.

Tra chiesa e canonica inoltre si è formata una vistosa crepa che si sta sempre più allargando segno evidente che la canonica sta lentamente scivolando verso il canale che scorre a due metri di distanza dal muro. E a tal proposito pare che lo stesso canale non sia a norma, il Consorzio di Bonifica non è mai intervenuto per costruire una protezione e scongiurare che il degrado si appropri della struttura.

Don Raffaele, che da alcuni anni gestisce le parrocchie di Portoverrara, Sandolo e Maiero (che da vent’anni non avevano più sacerdote) esprime tutta la sua preoccupazione ma anche il rammarico perché enti statali, regionali e comunali non collaborano nel recupero di questi siti. «Capisco benissimo che in questo momento di forte crisi economica - dice il parroco - ci sono tanti problemi da affrontare, ma il Comune manda la gente alla Caritas che svolge un ottimo servizio e non chiede nulla. Le parrocchie pagano tutte le tasse anche al Consorzio di Bonifica che però non risponde ai suoi doveri, le fondamenta della chiesa sono imbevute d’acqua e la canonica sta scivolando verso il canale; chi pagherà i danni delle omissioni del Consorzio di Bonifica?».

La gente fa manutenzione ordinaria ma ovviamente non riesce ad intervenire oltre, spiega Don Raffaele: forse si pensa che le chiese appartengano al Vaticano ma non è così: «sono frutto del desiderio degli antenati e della gente semplice, poi la Chiesa mette i sacerdoti a svolgere il servizio. La chiesa è il luogo di storia e del passato della comunità - dice don Raffaele - e dovrebbe esserci più corresponsabilità e orgoglio verso la propria chiesa. Sono stato a Trento e a Brescia e ho visto che su iniziative simili Comune e Regione collaborano con le parrocchie. Siamo nello stesso Stato, ma perché c’è un diverso modo di applicare la legge italiana?». Ora tutte le funzioni religiose sono state spostate altrove: battesimi, funerali e matrimoni non si possono più celebrare.

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