La Nuova Ferrara

Ferrara

Costruttori, il crac che dura da 12 anni

Venerdì si è arrivati alla verità giudiziaria di Appello, con bilanci falsificati e Apc ‘dolose’. Ora la Cassazione, poi il civile

2 MINUTI DI LETTURA





Dopo dodici anni la verità giudiziaria sul crac Costruttori ha salito lo scalino dell’Appello. Manca, insomma, il solo verdetto della Cassazione per chiudere almeno la vicenda penale, visto che gli strascichi civili promettono di prolungarsi. La sentenza d’Appello, dunque, letta giovedì dopo tre giorni di camera di consiglio dalla Corte (1/a sezione), ha aggravato la posizione penale dei massimi dirigenti rispetto alla sentenza di primo grado: ha infatti riconosciuto loro le bancarotte innescate dalla falsificazione dei bilanci, da operazioni dolose e fraudolente per le Apc (azioni partecipazione cooperativa) e le fatture con cui chiedevano anticipi di soldi alle banche, per continuare l'attività, di una azienda decotta, dicevano le imputazioni confermate. Le condanne maggiori a Giovanni Donigaglia e Renzo Ricci Maccarini, presidente e vice storici della cooperativa, rispettivamente a 6 e 4 anni. Minori le pene degli altri dirigenti Beppino Verlicchi (3 anni e 4 mesi), Giorgio Dal Pozzo (2,4) e Valentino Ortolani 2 anni. Per la carenza dei controlli interni da parte degli ex sindaci 2 anni e 6 mesi per Mauro Angelini e 2 anni e 4 mesi per Sante Baldini.

Il processo d'Appello aveva accorpato i quattro procedimenti legati alle aziende del gruppo, Costruttori e Cir (condanne confermate e aggravate), Progresso (assoluzione confermata) e Messidoro, assoluzione per cui in primo grado Donigaglia e Ricci erano stati condannati a 3 anni e mezzo. Aggravati anche i risarcimenti per le parti civili: provvisionali dai 2.000 di primo grado ai 4.000 euro, somme che interessano oltre 600 ex soci e la cifra per i commissari, per l'amministrazione straordinaria del dopo crac, dai 10 ai 13 milioni di euro. Le società di revisione non hanno responsabilità nei controlli: assolti, tra gli altri 14 imputati, tre dirigenti (Carlo Colletti, Giovanni Bragaglia e Sergio Cerioli) per non aver commesso il fatto. Assoluzione però decisa per non essere stata raggiunta la prova della loro conoscenza dei falsi nei bilanci che pure avevano certificato. L'accusa aveva chiesto 124 anni di pene, ne ha incassati 22,6.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google