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«No a cedere quote Hera»

«No a cedere quote Hera»

È alle viste un cambio del patto di sindacato tra i soci di Hera, dopodiché la quota in mano agli enti pubblici scenderà dal 51% al 38%. Decisamente contrario a questo ulteriore passaggio, definito...

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È alle viste un cambio del patto di sindacato tra i soci di Hera, dopodiché la quota in mano agli enti pubblici scenderà dal 51% al 38%.

Decisamente contrario a questo ulteriore passaggio, definito come una privatizzazione strisciante, è il Comitato Acqua Pubblica di Ferrara.

«I Comuni, tra cui il nostro, che hanno l’obiettivo di fare cassa, sono agevolati a proseguire in quella che è in pratica una svendita, visto che gli introiti si potranno utilizzare per investimenti al di fuori del patto di stabilità. Solo che in questo modo vengono alienati capitali indispensabili se si volesse costruire un’azienda speciale o una Spa tutta pubblica», sostengono Marzia Marchi e Leonardo Andreotti, emblematicamente a fianco della fontanella d’acqua di piazzale Kennedy.

Giovedì il comitato è stato protagonista di un’audizione nella commissione consiliare di controllo dei servizi pubblici locali.

«Da dicembre chiediamo alle istituzioni di tornare a parlare di ripubblicizzazione del servizio idrico – prosegue la Marchi -. Vorremmo che la discussione fosse ampia su quel che sta succedendo in senso contrario: pensiamo a un consiglio comunale straordinario aperto, in cui si parlasse non solo di acqua ma anche di asili pubblici e rifiuti». Possibile che un consiglio ordinario, con all’ordine del giorno il dibattito sul “dimagrimento” del Comune in Hera, sia fissato entro la fine del mese. Intanto sta prendendo forma un intergruppo formato da M5S e Sel per contrastare la cessione di quote.

Durante la commissione dell’altroieri, l’assessore al bilancio Luca Vaccari ha ribadito la posizione del sindaco Tagliani e cioè che con meno del 2% delle azioni le possibilità di controllo sono già ora molto ridotte, aprendo tuttavia alla possibilità di costruire un’azienda ex novo o realizzare un affidamento “in house” al termine del contratto con la multiutility.

«Sembra una boutade se poi si va in tutt’altro senso - dicono dal Comitato Acqua Pubblica - non va dimenticato che la volontà popolare si è già espressa, contro la privatizzazione, su questi temi con i due referendum di quattro anni fa: non molliamo la presa».

Fabio Terminali

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