Due strade intitolate ad altrettanti parroci
ARGENTA. Argenta non dimentica, e non è più terra di “mangiapreti”. Anzi: oggi è loro riconoscente. Questo perché il vento del rinnovamento, anche culturale, ha portato i vertici che sono alla...
ARGENTA. Argenta non dimentica, e non è più terra di “mangiapreti”. Anzi: oggi è loro riconoscente. Questo perché il vento del rinnovamento, anche culturale, ha portato i vertici che sono alla guida di Argenta a riconoscere il passato e l'identità di tutti cittadini e quindi non solo quelli che stavano da una certa parte. Ebbene, questo modo di riconoscere il valore di qualsivoglia cultura, ha portato anche ad evidenziare chi ha operato all'ombra del campanile. Infatti, la giunta del sindaco Antonio Fiorentini ha deciso di intitolare due vie ad altrettanti parroci dell'Argenta del passato. Dopo aver intitolato vie e piazze ad illustri personaggi che hanno fatto la storia di Argenta, il Comune quindi si appresta a dedicare una via a don Giovanni Zalambani e l'altra a don Matteo Solaroli.
Dunque, dopo don Giovanni Minzoni entrano di diritto nelle vie da ricordare due parroci emeriti di Argenta, coloro che negli anni '50 e '80 hanno lavorato sodo per la comunità intera e senza distinzioni di sorta. Don Zalambani per 10 anni (dal 1949 al 1959) è stato parroco ad Argenta poi e per 30 anni divenne primo responsabile dell'Opera Santa Teresa, a Ravenna.
Don Matteo Solaroli, dopo aver conosciuto Argenta come cappellano nei primi anni '50, tornò nella città di don Minzoni il 24 ottobre 1976 quando l'allora vescovo di Ravenna, monsignore Tonini, lo spostò ad Argenta. Ci rimase fino al 23 dicembre 1989 prima di diventare direttore dell'Opera S. Teresa e dopo pochi giorni vicario generale della Diocesi. I segni o meglio ancora, le realtà che testimoniano il passaggio di don Matteo ad Argenta con l'allora cappellano don Sante Bertarelli (oggi parroco a Longastrino), ancora oggi sono sotto gli occhi di tutti: la scuola materna, la casa famiglia, il centro di Sant'Emilia, la cooperativa "La Pieve", il centro per tossicodipendenti di via Nugaroni (tanto per citarne alcuni) ne sono l'esempio. Ma a don Matteo va riconosciuta anche una nuova forma di dialogo, quella che oggi sono gli altri a riconoscergli, intitolandogli una via.(g.c.)
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