L'umanità a casa per compito (la lezione pasquale della maestra Margherita Aurora)
Il fondo del direttore della Nuova Ferrara, Stefano Scansani, su un caso tutto ferrarese che ha fatto molto discutere il popolo della rete questa settimana
Nome e cognome sono una garanzia: Margherita Aurora. La maestra ferrarese di Copparo fa primavera, ha i capelli colorati di blu e rischia di vincere il premio per i “compiti buoni”. Il premio materialmente non esiste, ma la Nuova Ferrara lo istituisce e lo consegna a lei, in questa domenica di Pasqua 2015, nella quale i suoi alunni dovranno fare belle dormite, uscire di casa, giocare all'aperto ricordando di avere rispetto e pazienza, cercare di vedere il meno possibile la tivù, e solo martedì, ultimo giorno di vacanza, ripassare le tabelline da 0 a 5... La straordinaria normalità di questi compiti assegnati a casa e il fondamentale amore suggerito dalla maestra Margherita hanno sbaragliato cuori e cervelli connessi al web, spopolano su Facebook, registrano centinaia di commenti, condivisioni, rilanci, interviste radiotelevisive.
Il fenomeno comprova che l'uovo di Pasqua contiene la sorpresa di una fame sconsiderata di umanità semplice. La maestra di Copparo alle prese con la formazione di futuri donne e uomini, e interpretando solo se stessa, svetta su tutte le cretinerie, gli eccessi, le volgarità, gli sconfinamenti para-umani che costellano il mondo digitale. Criticatemi pure, ma devo confessare che non sopporto la video-mania che umanizza le bestie: il topo che dorme col gatto, il gatto che cova le uova, il leone che fa le fusa all'uomo, il pitbull che culla il bambino, il pappagallo che dà gli spaghetti al cane, l'asino che dorme sul sofà. È come se il futuro andasse riservandoci
un'integrazione favolistica col mondo animale. Un mondo animale che impartisce lezioni di umanità a noi bipedi? Ma andiamo! Al riguardo accetto indicazioni letterarie unicamente da Esopo e Orwell. E da qualche giorno dalla maestra Margherita Aurora di Copparo, perché ha compiuto un'impresa autentica: raccontarci che esiste il mondo bambino del quale lei, noi, tutti siamo responsabili. Questa insegnante non commissiona
“compiti buoni” olo perché è Natale o Pasqua.
È un'incallita e irrecuperabile complice della razza infantile. Sul suo profilo Facebook ho sottratto questo suo messaggio indirizzato agli alunni di una quinta classe, a fine anno scolastico 2012-2013. Come donna mamma, maestra è inguaribile: “Cari ragazzi, siete bellissimi: siete come uno specchio che riflette la mia immagine rendendola migliore, eliminandone i difetti. Stiamo terminando un lungo cammino percorso insieme ed insieme abbiamo fatto tanto, partendo dalle piccole cose. Vi ho allacciato le scarpe e alcune noiose cerniere, soffiato il naso, tolto qualche dente. Vi ho provato la febbre e consolato se eravate tristi. Vi ho visti dormire sul banco nella pausa mensa, ho medicato le vostre ginocchia sbucciate nel cortile. Mi sono gettata tra i rifiuti alla ricerca di un paio di occhiali smarriti. Mi sono preoccupata se eravate malati troppo a lungo. Vi ho elogiato quando superavate una prova,sorprendendomi piacevolmente, come solo voi sapete fare. Vi ho presi in giro e mi son lasciata prendere in giro da voi. Vi ho raccontato mille storie e leggende, che non erano nel programma, ma non sapevo resistere ai vostri occhi rapiti e alle bocche semiaperte”.
Mi chiedo a quale epoca appartiene questa maestra. Convengo che Margherita Aurora fra le tante ispirazioni (e chi non ne ha?) enumera quella a Echino Giornale Bambino, pioniere dei Non Compiti delle Vacanze, che l'altro giorno scriveva sulla sua pagina Facebook: “Il punto vero è che sono felice e orgoglioso di essere diventato un esempio da seguire da parte di tanti insegnanti e che finalmente sia stata sdoganata l'idea di assegnare NON compiti delle vacanze ai bambini, che era poi lo scopo della mia lista fin dal principio. Quindi: viva i bambini, viva i non compiti e viva le maestre illuminate che li assegnano!”.
So che Margherita Aurora non è l'unica, ha una moltitudine di colleghi affini, gemelli, uguali, che ogni giorno sono al loro posto educativo di combattimento contro un sistema vecchio e sfatto; genitori possessivi e ossessivi; studenti che chiedono attenzione, cura, amore. Di essere allevati fra sapere, stimoli, curiosità. Non metto in fila queste parole belle e levigate per solennizzare l'atmosfera pasquale, ma perché come genitore ho esperienza dei compiti a casa come fardello domiciliare, come carico di lavoro d'asporto. Quante volte l'intero nucleo familiare è coinvolto nel pitturare fotocopie, fare ricerche acrobatiche, ritagliare riviste, incollare ritagli, far di conto, imparare poesie a memoria? Tutto è fondamentale, ma spesso è il blu che manca. Cioè la sfumatura dei capelli di Margherita Aurora di Copparo, della collodiana Fata Turchina, della scia della fantasia, e di quella parola ormai rara che contornava l'infanzia: giocondità, che deriva da piacevole, lieto, che giova.
Buona Pasqua
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