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La legge sulla tortura impossibile da applicare, anche al caso Aldrovandi

La madre  di Federico Aldrovandi, Patrizia Moretti, con la foto del ragazzo morto
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La madre di Federico Aldrovandi, Patrizia Moretti, con la foto del ragazzo morto

Va in discussione alla Camera la nuova norma. L'avvocato Fabio Anselmo: nessuno dei casi che ho seguito rientra in questo reato. Il parlamentare Vittorio Ferraresi (M5s): 'Vergognoso approvare così come è scritta,  l'ennesima  legge inefficace'

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FERRARA - «Questa legge sulla tortura  così come è non si applicherebbe a nessuno dei casi che ho seguito in questi anni come legale, da Federico Aldrovandi a Stefano Cucchi e tutti gli altri. Soprattutto a quello di Federico.   Così come è  scritta la nuova legge, di fatto, rende impossibile l’applicazione del reato di tortura che andrà in discussione alla Camera dei deputati». Sotto la lente di ingrandimento di Anselmo e degli altri presenti   alal conferenza stampa, a Roma alla Camera dei deputati, convocati dal  Movimento 5 stelle per fare il punto sulla impossibilità dell’applicazione delle legge, sono  i sette articoli che  compongono la norma.
Il problema è di tipo normativo: la nuova legge, così come è scritta prevede che la persona accusata (il toruratore)  abbia avuto il fine di ottenere dalla vittima informazioni o dichiarazioni (le confessioni estorte) o infliggere punizioni o vincere resistenza con il solo fine o  compiacimento di aver inferto sofferenze, motivate da  razzismo, sessuofobia o omofobia o per opinioni politiche e religiose.
«Stiamo aspettando da più di trent'anni il reato di tortura in Italia, per questo il Movimento 5 stelle ritiene tutto ciò vergognoso, ma ancor più vergognoso sarebbe che la commissione giustizia approvasse l'ennesima legge inefficace», ha spiegato il deputato M5s, il ferrarese Vittorio Ferraresi, parlando proprio di «limiti probatori previsti dalla legge che rendono l'accertamento del reato di tortura difficile se non impossibile. La nostra volontà comunque è che si chiuda domani, 9 aprile, alla camera e con il testo migliore», sottolinea. Luigi Manconi, senatore Pd, presidente della Commissione diritti umani del Senato ha sottolineato in un messaggio letto nella conferenza che «considero assai modesto il testo in discussione sia per la trasformazione da reato proprio a comune e sia perchè è scomparsa la formula 'privazione della libertà‘ come previsto dalle nazioni unite e da tutti i paesi europei». Detto ciò, ha concluso «se non verrà approvato questo testo, una legge sulla tortura non l'avremo per i prossimi 5 anni, quindi una legge mediocre è meglio che nessuna legge».
 

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