«La revisione del processo è possibile»
Il legale: Corte dei Conti e lo stesso ministero riconoscono che le tecniche di ammanettamento sono inadatte e pericolose
I quattro poliziotti condannati in via definitiva per la morte di Federico Aldrovandi agirono «in maniera corretta». A essere sbagliate e «criminogene» sono le tecniche di ammanettamento previste dal manuale utilizzato dagli istruttori per l'addestramento del personale, e che non entrarono mai negli atti dei processi. A sostenerlo, ieri nel corso di una conferenza stampa a Bologna, sono stati il segretario generale del sindacato di polizia Sap Gianni Tonelli, il presidente nazionale Sap Stefano Paoloni e l'avvocato Marco Zincani, difensore di tre dei quattro agenti. Nell'annunciare l'impugnazione della sentenza con cui la Corte dei Conti li ha condannati, il 25 marzo scorso a risarcire lo stato con oltre 500mila euro, hanno anticipato la volontà - una volta definito il giudizio contabile - di chiedere una revisione anche del processo penale, già concluso nei tre gradi di giudizio con la condanna dei quattro agenti a 3 anni e 6 mesi per eccesso colposo.
Il punto di partenza, ha spiegato Zincani, è proprio la sentenza della Corte dei Conti, che ha condannato gli agenti a rifondere il 30% della somma versata dallo Stato alla famiglia Aldrovandi, attribuendo il restante 70% al Ministero dell’Interno, imputando a quest'ultimo l'inadeguata preparazione del personale. Ed è proprio contro il Viminale che sindacato e legale puntano ora il dito, di fatto accusandolo, nelle parole di Tonelli, prima di insegnare tecniche pericolose agli operatori per poi «gettarli alle ortiche».
L'elemento nuovo, ha aggiunto Zincani, quello che a suo parere potrebbe arrivare addirittura a rivedere il processo, è la nota con cui lo stesso Ministero dell'Interno risponde ai quesiti posti dal legale in merito alle tecniche di ammanettamento, ammettendone l'intrinseca pericolosità nell’innescare un’asfissia posturale.
Nel corso dell'incontro con i giornalisti è stato mostrato un video che traduce in immagini le procedure del manuale, e che secondo i sindacalisti e l'avvocato contemplano azioni più cruente (come le ginocchia appoggiate sulla spalla e sul fianco) di quelle compiute su Federico, il 25 settembre del 2005 quando il diciottenne morì dopo una colluttazione con quattro agenti. La giustizia penale, ha proseguito Zincani, ha contestato agli imputati il non aver adottato un «approccio ideologico contenitivo», chiamando il 118 senza picchiare, manganellare e costringere il giovane a terra. Ma l’approccio ideologico contenitivo non esiste, e lo stesso Ministero conferma che quelle tecniche di ammanettamento devono essere applicate anche in caso di persone esagitate. Se le cose non cambiano, entro dodici mesi potrebbe succedere un altro caso Aldrovandi, così come è accaduto con Rasman e Mogherini».
Da qui la richiesta di nuove e più sicure tecniche di contenzione , e la proposta di tendersi disponibili in un'apposita Commissione finalizzata e elaborarle. Ma il dito ora è puntato contro il Ministero, «che preferisce pagare 1 milione e 300mila euro piuttosto che rivedere la formazione di 350mila operatori al costo di 600 milioni di euro. Ne fa una questione di soldi, e questo è molto squallido», afferma Tonelli.
«Ci sono voluti dieci anni - ha proseguito Zincani - per recuperare il manuale consegnato ai soli istruttori, risalente al 1994, e che non è mai stato acquisito al dibattimento. A decidere il giudicato è stata l'opinione di un istruttore, l'ispettore Capodicasa, che non insegnava nemmeno le tecniche di ammanettamento». Ma dove finisce il protocollo e comincia la discrezionalità dei singoli? Se Federico chiedeva aiuto, perché continuare la contenzione a terra? hanno chiesto i cronisti. Gli agenti sono persone, non macchine. «Hanno agito come gli è stato sempre insegnato - ha ribadito Tonelli - Sono le tecniche sbagliate, non il loro operato. Ed è anche per questo che ritengo necessaria l’adozione di telecamere durante gli interventi di polizia: perché quando ci sono delle responsabilità è giusto risponderne, senza sconti. Ma è anche giusto permettere agli operatori di lavorare serenamente, e impedire ai cittadini di correre rischi inutili».(a.m.)
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