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«Le sportine viveri? Solo se siete poveri»

«Le sportine viveri? Solo se siete poveri»

Dopo la denuncia dal pulpito di padre Nicola, regole per la distribuzione sicura dei generi alimentari ai più bisognosi

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Il grido d’allarme del parroco di San Giorgio, padre Nicola Capone, sulla distribuzione dei pacchi ai poveri nella sua parrocchia, con la denuncia di alcuni elementi di disturbo che si insinuano tra le file dei richiedenti pur non avendo necessità, ha destato molto commenti e interesse.

Sono 110 le “strutture caritative ” di Ferrara e Provincia a cui ogni mese, la Fondazione del Banco Alimentare consegna vari generi di prodotti da distribuire ai poveri ; la maggior parte di queste sono le parrocchie che procedono secondo una prassi individuale. Il dato si riferisce a fine 2014. Molti centri di distribuzione, per evitare soprusi, chiedono al momento delle distribuzione la certificazione Isee e anche il certificato di famiglia, epr evitare doppie o triple consegne ad un unico nucleo familiare.

A Ferrara oltre alla consegna dei pacchi viveri, funzionano due mense: la Caritas Diocesana in via Brasavola e quella dell’Associazione Viale K, nata fra mille difficoltà “territoriali” nella parrocchia di Sant’Agostino di via Mambro circa vent’anni fa per opera di don Domenico Bedin ed oggi spostata alla Rivana, preceduta da lamentele da parte dei residenti che però ora sembrano accettarla. Ci sono poi casi sporadici durante i quali qualche parrocchia organizza un pranzo comunitario, senza però una cadenza regolare.

Il responsabile storico della distribuzione pacchi di Viale K, è Giorgio Tacchini.

«Noi ci occupiamo di circa 400 famiglie che suddividiamo in due turni che si tengono il venerdì pomeriggio alla Rivana – spiega – Episodi incresciosi ce ne sono stati diversi e tutti riconducibili ad espedienti per accaparrarsi più viveri per cui dopo aver sperimentato diversi metodi per contrastare chi voleva fare il furbo, oggi ci siamo organizzati così: le persone che ovviamente ormai conosciamo e fanno parte di un nucleo familiare attestato da un documento con l’elenco dei componenti o dall’Isee, arrivano , prendono un numero fra quelli disponibili ed aspettano il loro turno. Per chi vuole mantenere l’anonimato compiliamo noi una scheda a cui si fa ovviamente riferimento per ogni consegna. Trattiamo però con una certa delicatezza alcuni casi particolari di persone ammalate che non possono stare in fila per lungo tempo o di chi si vergogna e chiede riservatezza. Vi è poi il momento per la consegna degli indumenti e di frutta e verdura che abbiamo grazie al contributo di un generoso produttore». Accadeva infatti che quando era richiesto solo un documento, non era facile individuare se le persone erano tutte della stessa famiglia e neppure se facevano il giro di tutte le parrocchie; ora invece l’elenco è unico e persino in dotazione alla sede regionale della Fondazione Banco Alimentare che si trova ad Imola e da cui partono le direttive. La situazione non è molto diversa alla Parrocchia di Pontelagoscuro dove don Silvano ogni giovedì mattina e pomeriggio accontenta circa 200 famiglie e provvede anche a mantenere Ca’ Frassinetta in Vallelunga che ospita circa 25 profughi ; così a San Martino dove don Marino segue circa 30 famiglie il primo e l’ultimo sabato di ogni mese. E l’elenco potrebbe proseguire nelle realtà di San Giorgio, Sacra Famiglia, Corpus Domini, Quacchio, Perpetuo Soccorso, Santa Francesca Romana ed altre, ma anche nelle diverse strutture di accoglienza seguite da Don Domenico Bedin.

Margherita Goberti

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