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Nei tribunali il crocefisso non è un suppellettile

Un'aula con il crocefisso
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Un'aula con il crocefisso

La lettera, l'avvocato Silvia Vayra interviene sull'appello che lei e una ventina di legali hanno rivolto al presidente del tribunale per l'assenza dei crocefissi nelle aula di giustizia

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FERRARA.

di Silvia Vayra

Caro Direttore, sono una dei firmatari di quell'istanza al Presidente del Tribunale per la riaffissione dei crocefissi nelle aule di giustizia del nostro Tribunale, che è già stata pubblicata sul suo giornale e alla quale sono seguiti diversi commenti anche di colleghi.
Dal punto di vista normativo non mi risulta che la presenza del crocefisso, legittimata da una fonte di rango secondario, sia in contrasto con altre fonti normative, anche di rango superiore, anzi so per certo che la questione è stata positivamente affrontata in diverse occasioni (anche per le aule scolastiche) dai giudici (così Consiglio di Stato, sez. VI, decisione 13.02.2006 n° 556) ove nelle diciannove pagine della sentenza, il Consiglio di Stato afferma che il crocefisso deve restare nelle aule scolastiche non perché sia un "suppellettile" o un "oggetto di culto", ma perché "è un simbolo idoneo ad esprimere l'elevato fondamento dei valori civili" (tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, affermazione dei suoi diritti, etc…) che hanno un'origine religiosa, ma "che sono poi i valori che delineano la laicità nell'attuale ordinamento dello Stato".


Si legge infatti: "È evidente che il crocefisso è esso stesso un simbolo che può assumere diversi significati e servire per intenti diversi; innanzitutto per il luogo in cui è posto... in una sede non religiosa, il crocefisso potrà ancora rivestire per i credenti i suoi accennati valori religiosi, ma per credenti e non credenti la sua esposizione sarà giustificata ed assumerà un significato non discriminatorio sotto il profilo religioso, se esso è in grado di rappresentare e di richiamare in forma sintetica immediatamente percepibile e intuibile (al pari di ogni simbolo), valori civilmente rilevanti".
Il Consiglio di Stato intende espressamente riferirsi a quei simboli che stanno alla base ed ispirano il nostro intero ordinamento costituzionale, ovvero il fondamento del nostro convivere civile, "… ed in tal senso il crocifisso - prosegue la sentenza - potrà svolgere, anche in un orizzonte laico, diverso da quello religioso che gli è proprio, una funzione simbolica, altamente educativa, a prescindere dalla religione professata".

 


Considerato che la disposizione di legge non è stata abrogata ed è tutt'ora vigente, mi sembra giusto che questa vada applicata. Come persona riconosco che anche a prescindere dalla legge e dall'interpretazione che i giudici ne danno, la presenza del crocefisso nelle aule giudiziarie risponda in modo ragionevole al desiderio inscritto nel cuore di tutti gli uomini indipendentemente dalla loro fede, credenza religiosa o appartenenza di altro genere. Quel crocefisso è il flebile segno che qui in mezzo a noi c'è Uno che non si ferma a dirti hai sbagliato, paga il tuo errore, ma aggiunge " il tuo male, la tua colpa sono perdonati, puoi ripartire, perché il mio sacrificio, se tu lo vuoi, ti rende creatura nuova".

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