Crac Cmr, sperperi e prime condanne
Gli ex dirigenti Capisani e Camiletti patteggiano, per Bruno Caravita niente accordo con il pm, tutti in aula il 14 aprile
L’accordo è raggiunto: i primi due imputati del crac Cmr, per una girandola di sperperi della coop rossa argentana fatta di bancarotte dalla preferenziale alla dissipativa, potranno già uscire dal processo con un patteggiamento. Sono gli ex dirigenti Lauro Capisani e Giorgio Camiletti che hanno avuto ieri il consenso dal pm Nicola Proto, all’udienza davanti al gup Piera Tassoni, sulla pena che incasseranno: 2 anni e 4 mesi per Capisani e 1 anno e 6 mesi per Camiletti. Per tutti gli altri imputati, tra cui l’ex direttore generale Bruno Caravita - massimo imputato e dopo il crac Coopcostruttori eletto a furor di popolo, di Lega Coop e di partito (Ds e Pd) l’erede di Giovanni Donigaglia - lo stesso pm Proto ha chiesto il rinvio a giudizio, mentre due degli imputati, Attilio Gardelli e Piero Cecchini hanno scelto il rito abbreviato: la sorte di tutti verrà decisa il prossimo 14 aprile quando il giudice Tassoni potrebbe emettere il proprio verdetto. Anche Caravita aveva chiesto di patteggiare la pena ma non è stato raggiunto l’accordo con l’accusa che chiedeva pena più pesante rispetto quella proposta e pertanto l’ex massimo dirigente e il suo legale Lorenzo Valgimigli hanno preferito discutere la sua posizione. Oltre i 3 ex dirigenti di Cmr fallita nel 2011, sono altri 9 gli imputati che condividono, vario titolo, 21 capi di imputazione per un crac di 40 milioni, con un buco allo stato passivo di 100 milioni reclamato da oltre 300 creditori.
Gli altri sono gli imprenditori Paolo Conforti, Carlo Fossati, Maria Giulia Scozzoli, Gianni Fabbri, Romolo Rago, Sabato Nocerino e Natalina Perri. A Caravita, nel suo ruolo di numero uno di Cmr vengono contestate negli anni operazioni aziendali di sperpero, alle quali hanno concorso gli imputati per varie bancarotte preferenziale e per esser stati favoriti dalla Cmr, che svendeva il proprio patrimonio nel tentativo di salvare l'azienda, inutilmente, dal crac. L’udienza di ieri ha visto la lunga requisitoria del pm Proto che ha rivisto l’intera inchiesta richiamando atti del curatore fallimentare e l’indagine della Finanza. Tra i legali anche gli avvocati di parte civile, Eugenio Gallerani per il fallimento Cmr e Chiara Campi per l’azienda Serco, controllata Cmr, e svuotata di patrimonio. Per Capisani, i difensori Marcello e Vinci, spiegano «di aver deciso il patteggiamento per Capisani visto il ruolo formale che ha ricoperto: ha sempre ribadito che tutte le decisioni in Cmr erano assunte da altri, Caravita per primo e non vi è traccia di distrazioni di somme a proprio vantaggio». Dal canto suo, Gallerani, legale del fallimento Cmr sintetizza così il processo: «Vi è stato un depauperamento del patrimonio Cmr subito prima che chiedesse il concordato preventivo (poi bocciato, ndr) al fine di svuotare Cmr delle proprie risorse con una serie di operazioni anche artificiose compiute in arco di tempo brevissimo: (2000 operazioni solo nell’ottobre 2010)». Da qui le accuse di atti fraudolenti nelle varie bancarotte.
Daniele Predieri
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