In arrivo i micro-campi per i nomadi
La Regione vuole superare via delle Bonifiche. Fabbri (Lega) insiste sulle ruspe. L’Opera: risorse per integrare
Il campo nomadi di via delle Bonifiche potrebbe avere i mesi contati. La giunta regionale, per bocca dell’assessore alle Politiche sociali, Elisabetta Gualmini, che qualche settimana fa ha dichiarato l’intenzione di chiudere con i grandi campi in favore di un modello di ospitalità che privilegia «micro-campi», sulla spinta di direttive Ue. Il pallino è nelle sue mani (il disegno di legge regionale è atteso già nelle prossime settimane) visto che è una vecchia legge regionale ad aver reso obbligatorio, negli anni Ottanta, la presenza di un campo pubblico per ogni città emiliana con popolazione superiore ai 100mila abitanti; legge poi abrogata, mentre il campo di via Bonifiche, che doveva essere una struttura provvisoria in attesa di un progressivo inserimento dei nomadi, è arrivato ormai alla seconda generazione di residenti, e ospita una ventina di famiglie. L’annuncio regionale era però passato in secondo piano prima dell’onda lunga innescata dal leader leghista, Matteo Salvini, sulle «ruspe per spianare i campi nomadi» nel giro di sei mesi, e il Carroccio non è intenzionato a mollare la presa neanche a livello locale. «No al progetto delle microaree, sarebbe come diffondere le metastasi - è la dichiarazione di Alan Fabbri, capogruppo regionale leghista - I campi rom sono ricettacoli di illegalità, fonte di spreco, costano agli emiliano romagnoli milioni di euro, anche in bollette. Perché un nomade deve avere alloggio e bollette pagate e gli stessi diritti non sono garantiti ai nostri cittadini? Anche da noi sei mesi di preavviso, poi le ruspe in azione». Fabbri è intenzionato a presentare una risoluzione sul bilancio regionale 2015, per cancellare gli stanziamenti straordinari per i campi nomadi emiliani, e spinge i suoi consiglieri comunali (a Bologna c’è chi non disdegna l’idea dei microcampi) a muoversi in sintonia, «i Comuni pagano le utenze dei campi, chiederemo loro di sospendere i finanziamenti».
Via delle Bonifiche è l’unico campo nomadi vero e proprio della città, mentre in via Modena e in via Modena e in via Pelosa ci sono piccoli insediamenti su proprietà acquistate da famiglie sinti, l’etnia rom presente sul nostro territorio. Il referente ferrarese dell’Opera nomadi, Vincenzo Scida, già un anno fa aveva già fatto scudo contro l’idea di chiudere via delle Bonifiche, lanciata allora da Paolo Spath (Fdi): «L’impressione è che rispetto ad un anno fa un numero maggiore di persone sia d’accordo con queste proposte, per questo un esponente nazionale come Salvini si è permesso di fare una sparata del genere: ritiene di poterci lucrare sopra elettoralmente. Il campo di via delle Bonifiche doveva essere una soluzione provvisoria, è vero, ma per avere successo nelle politiche d’integrazione bisogna investire. Fino a qualche anno fa di quelle persone si occupava a tempo pieno un operatore, e qualche risultato è stato ottenuto». Il riferimento di Scida è all’inserimento lavorativo di due capifamiglie, che oggi hanno un contratto di lavoro a tempo indeterminato e sono usciti dal campo, con le rispettive famiglie.
«Intendiamoci - sottolinea il referente dell’Opera nomadi - il campo ospita anche persone che vivono di espedienti e non mostrano la volontà di cambiare vita, ma anche su di loro si può lavorare. L’importante è capire le difficoltà di queste persone: quando ti presenti ad un possibile datore di lavoro e dici che abiti in via delle Bonifiche, 99 volte su 100 il colloquio finisce lì. Prima di parlare di chiusure dei campi, però, bisogna trovare delle alternative concrete».
Stefano Ciervo
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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