Affari con i fanghi dello Stato: 4 a processo
Tra gli accusati di furto aggravato Bruno Caravita (Cmr e Seaser), il figlio Lucio e Camilletti
Dai fanghi del porto a quelli di Marinara. Sono questi ultimi a portare a processo, per furto aggravato in concorso e appropriazione indebita, le quattro persone finite al centro dell’inchiesta aperta nel 2013 dal pm Angela Scorza. Indagine che si è recentemente conclusa con un decreto di citazione a giudizio per l’imprenditore ravennate Paolo Conforti, per Bruno Caravita (legale rappresentante di Seaser e direttore generale della Cmr), per suo figlio Lucio Caravita (tecnico della Cmr) e per Giorgio Camilletti legale rappresentante della cooperativa di Argenta, ora al centro di un processo per bancarotta in corso a Ferrara.
L’inchiesta del pm Scorza - delegata alla Guardia di Finanza di Ravenna - si era sviluppata attorno alla sospetta sparizione di circa 50mila metri cubi di “fanghi di risulta”, ovvero il prodotto degli scavi eseguiti durante la costruzione del porto turistico di Marinara da parte della Cmr di Filo d’Argenta, cooperativa poi fallita in circostanze sulle quali a breve si esprimerà il tribunale di Ferrara.
I lavori di costruzione del porto turistico ravennate avvennero su un terreno demaniale dato in concessione dall’Autorità portuale a Seaser. Proprio per questo anche i fanghi erano formalmente ancora di proprietà dello Stato. Da qui la necessità di avviare per legge una particolare procedura di smaltimento. Tale procedura prevedeva che una parte sarebbe dovuta essere utilizzata per i lavori a terra del porto (e questo in effetti avvenne) mentre la parte eccedente (circa la metà) sarebbe dovuta essere fatta analizzare e poi messa all’asta, gli eventuali profitti sarebbero poi andati allo Stato.
Ma di quei fanghi se ne persero le tracce. Almeno fino al giorno in cui un socio al 10% di Seaser (Luigi Vitali) non presentò una denuncia in Procura.
Ma dopo due anni di indagini quei movimenti sarebbero stati ricostruiti. Secondo l’accusa, infatti, ben 25.158 metri cubi di fanghi (in teoria di proprietà dello Stato) vennero prima portati - dal luglio 2005 al giugno del 2008 - dall’area antistante al porto turistico in terreni di proprietà della Ecocave srl di Lido Adriano, di cui Paolo Conforti era legale rappresentante. E il 29 luglio del 2007 (come “testimoniato” da una regolare fattura) quei fanghi vennero poi venduti dalla Cmr di Caravita alla Ecocave di Conforti al prezzo di 95mila euro.
Per l’accusa la Cmr vendette qualcosa di cui non aveva la proprietà, mentre la Ecocave acquistò un bene che avrebbe potuto comprare solo dopo un’asta pubblica.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
