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Anche la scuola impegnata contro le mafie

Anche la scuola impegnata contro le mafie

Copparo, lezione di legalità per gli alunni delle primarie Gaetano Alessi ha illustrato il dossier sull’Emilia-Romagna

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COPPARO. Nell'aula magna del plesso scolastico Marchesi di Copparo, secondo appuntamento del percorso di educazione alla legalità che intende coinvolgere i plessi delle primarie del Comune con la partecipazione del Circolo didattico di Copparo , l'associazione Libera e il sindacato pensionati. Si parlava di mafie con : «Emilia Romagna cose nostre – cronaca di un biennio di mafie in Regione». Relatore della serata, dopo l'apertura del dirigente scolastico Stefano Gargioni, il giornalista e scrittore Gaetano Alessi , autore del dossier con lo stesso nome realizzato i collaborazione con il gruppo antimafia Pio Ta Torre ed il gruppo dello Zuccherificio di Ravenna. Alessi tornava a Copparo dopo circa un anno, quando era stato ospite dell'Anpi, e ha fornito un quadro preciso, puntuale,senza sconti e giri di parole sulla situazione delle mafie nella nostra regione, basato in gran parte su condanne definitive, quindi su verità processuali accertate su come analizzare la situazione, e su cosa fare per non lasciare campo libero ai mafiosi. In Emilia Romagna, secondo i dati raccolti, operano undici mafie: quattro italiane e sette straniere, che operano in settori grazie a subappalti (la mafia albanese che opera nel settore del traffico di cocaina e a cui viene lasciato il traffico di armi, quella nigeriana che opera nella prostituzione ) con un numero variabile dalle 30 alle 60 cosche diverse che non si sparano tra loro ma si suddividono il mercato. Alessi ha parlato di una regione con una visione distorta, in cui si ammette l'esistenza della mafia o della criminalità organizzata, ma solo altrove, in altre regioni o in altre province, in cui non si denuncia l'attività di riciclaggio (il 99% delle segnalazioni sono di banche ed uffici postali, del restante 1%, l'80% delle denunce arriva dai notai. Con i professionisti che non denunciano. Una regione in cui tutti gli appalti sono al massimo ribasso, in cui alcune società legate al crimine organizzato sono sempre iscritte alle Camere di Commercio. Una regione, in cui si deve prendere atto che la mafia esiste ma alla quale si deve reagire. Il dossier “Emilia Romagna cose nostre – cronaca di un biennio di mafie in Regione” vuole essere una cassetta per gli attrezzi, un utile supporto per un lavoro che va realizzato in fretta. Se la criminalità organizzata ha trovato terreno fertile, bisogna infatti lavorare per renderlo inospitale e costringerla a non sopravvivere.

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