«Basta alle persecuzioni su base etnica o religiosa»
Messaggio di pace e fratellanza diffuso in città dalla comunità islamica Dal Centro Culturale per la Convivenza la solidarietà verso tutti i cristiani
CENTO. «Non è più accettabile che vi siano ancora persecuzioni su base etnica o religiosa. Siamo tutti uniti nella condanna netta di ogni forma di violenza, di terrorismo e di discriminazione, uniti nel sostegno allo spirito del dialogo e della cittadinanza attiva senza distinzioni di colore, di lingua e di religione». Dalla comunità musulmana di Cento e di tutta Italia, un nuovo messaggio di pace e fratellanza, dopo la strage al College in Kenya. A lanciare l'appello, la Confederazione Islamica Italiana e il Centro Culturale per la Convivenza di Cento, già promotore di una manifestazione nella piazza centese, il 18 gennaio, contro gli atti terroristici compiuti a Parigi.
Prendendo come punti di riferimento sia i dettami della Costituzione della Repubblica italiana, sia la Carta dei Valori ed i principi del Nobile Corano che recita «chi uccide un uomo è come se avesse ucciso l’intera umanità», la Confederazione Islamica Italiana e il Centro culturale centese, esprimono «un sentimento di fratellanza religiosa con i credenti di ogni confessione, esprimendo solidarietà e vicinanza alla comunità cristiana». Un messaggio che viene inviato, scrivono, «in sintonia con lo spirito del dialogo che ci unisce nell’Unico Dio di Abramo», e in un clima di «preoccupante sconcerto per i drammi e gli sconvolgimenti perpetrati da organizzazioni terroristiche contro uomini, donne e bambini. I perversi fenomeni di stampo radicale e terroristico – prosegue la nota inviata dalla Confederazione Islamica Italiana, e diramata dal Centro per la convivenza di Cento - hanno determinato disastrose conseguenze in particolare verso tutte quelle minoranze, cacciate e respinte dalla loro terra, dove per secoli hanno vissuto in armonia e in sicurezza con le altre componenti sociali. Queste forzose e cruenti espulsioni vengono compiute sulla base di alibi che di fatto non hanno alcun fondamento religioso».
Beatrice Barberini
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