La Nuova Ferrara

Ferrara

il processo per l’infortunio

Camionista morto, 6 mesi al datore di lavoro

Il dipendente restò folgorato: azionò il rimorchio che andò a toccare i fili dell’alta tensione

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Diventerà sicuramente un procedente giudiziario, il processo che si è concluso ieri mattina in tribunale con la condanna del datore di lavoro per la morte di un camionista moldavo che restò folgorato, azionando il cassone del rimorchio che toccò l’alta tensione che si scaricando sull’uomo uccidendolo.

Il giudice Luca Marini ha condannato a 6 mesi Paolo Fontana di San Cipriano di Aversa, titolare della ditta di trasporti per cui lavorava Andrei Rudenco, moldavo che abitava a Caserta. L’infortunio mortale accadde a Cologna di Berra nell’ottobre di 3 anni fa, in un piazzale della azienda di ortofrutta Capa, dove il camionista aveva scaricato un carico di peperoni: il camionista, che viaggiava solo all'interno del pesante mezzo, si era fermato in un piazzale nei pressi della azienda per svuotare il rimorchio del grosso camion l'acqua piovana accumulata nel cassone. Così, lo alzò, azionando il ribaltabile che andò a toccare i fili dell'alta tensione: non si accorse di questo contatto e quando cercò di aprire il portellone posteriore del Tir, rimase folgorato.

Come ha spiegato in aula il pm Alberto Savino, la responsabilità da attribuirsi al datore di lavoro era quella di non aver informato adeguatamente il proprio dipendente dei rischi che si potevano correre azionando il ribaltabile. Proprio per questo motivo, questa omissione formale, l’accusa prevedeva non solo l’omicidio colposo ma anche la violazione di norme di sicurezza (non aver istruito o informato il proprio dipendente). Il mancato addestramento del camionista, secondo l’accusa che aveva chiesto 1 anno di reclusione, era alla base dell’atto - pur errato del camionista morto - e come la stessa parte civile ha sostenuto (rappresentava familiari, moglie e figli) gli stessi tecnici della Medicina del lavoro sottolinearono il fatto che non furono fornite e istruzioni per l’utilizzo corretto del ribaltabile. La stessa difesa ha sostenuto che essendo Rudenco un camionista specializzato avrebbe dovuto conoscere questo rischio, e che non vi era nessun nesso di causalità tra il drammatico incidente e il ruolo del datore di lavoro.

Invece la sentenza del giudice Marini pone un punto fermo nella questione che potrà essere applicata anche in altri processi analoghi. Del resto infortuni mortali come questo non sono purtroppo inconsueti visto che nel febbraio scorso a Pontemaodino - vedi la fotografia a fianco - un altro camionista rimase folgorato e morì per la scarica di 15mila volt dell’alta tensione che toccò con il rimorchio ribaltabile.

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