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Sant’Anna, i paperoni in camice bianco

Gioele Caccia
La libera professione al Sant'Anna (compensi)
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La libera professione al Sant'Anna (compensi)

C’è chi incassa fino a 300mila euro l’anno e chi si ferma a 80. Tra i 15 professionisti più pagati e richiesti molti universitari

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La forbice è amplissima: da 70-80 euro a 309mila. In mezzo ci sono i compensi di centinaia di medici ospedalieri e universitari del Sant’Anna, che all’attività istituzionale (svolta per il servizio pubblico) affiancano le prestazioni offerte in regime libero professionale (alp). Per l’ospedale più importante della provincia queste ultime sommate insieme valgono quasi 5 milioni di euro. Poco più che spiccioli rispetto a un monte ricavi che sfiora i 300 milioni di euro l’anno. Molto più che spiccioli, invece, se il dato viene disaggregato per singolo professionista, perchè il contributo personale all’importo complessivo può variare di molto, anche di centinaia di migliaia di euro. La componente universitaria è più presente di quella ospedaliera ai piani più alti di questa particolare classifica, che comprende i redditi da attività ambulatoriale e chirurgica in alp.

Molti nomi li abbiamo già sentiti parlando di sanità col vicino di casa o con l’amico (e non solo). Paolo Carcoforo, professore ordinario e chirurgo di alta specializzazione, nel 2013 (ultimo dato pubblicato sul sito internet del Sant’Anna) ha ricavato 309mila euro lordi dall’attività libero professionale svolta presso il polo di Cona, che corrispondono quasi al 90% dell’importo lordo complessivamente pagato dall’azienda ospedaliera al medico come «compenso integrativo» per l’attività assistenziale. Integrativo perchè si somma al contratto di professore ordinario che lo lega all’università. Per i medici ospedalieri, invece, il compenso in alp va sommato a quello dell’attività esercitata in regime pubblico percepito dalla stessa azienda. Nella tabella che pubblichiamo compaiono i nomi di altri quattordici professionisti: da Adolfo Sebastiani, ex direttore in pensione della Clinica oculistica (138mila euro in alp), a Stefano Corcione, radiologo e senologo (180.839 euro), a Roberto Modestino, oculista (102. 031 euro), a Ettore Degli Uberti, direttore dell’Endocrinologia (86.429 euro), a Paolo Zamboni, chirurgo vascolare e autore di ricerche sui flussi venosi (85.791 euro), a Marcello Govoni, direttore di Reumatologia (84.143 euro). Tra gli otto nomi che seguono figurano altri tre medici ospedalieri e cinque universitari convenzionati.

L’attività libero professionale è stata recentemente regolata dal decreto Balduzzi e rientra a tutti gli effetti nell’offerta di prestazioni che possono essere garantite dall’ospedale pubblico. Deve essere esercitata in orari diversi da quelli in cui si svolge l’attività istituzionale ordinaria ed è sottoposta alla vigilanza di un organo di controllo interno che, tra le varie funzioni, ha anche quella di evitare che tra attività istituzionale e quella esercitata in alp si creino possibili conflitti con un danno per l’utenza. Tra le prestazioni offerte ci sono gli interventi chirurgici, anche sui tumori. La tariffa dipende dalla composizione dell’equipe (infermieri, anestesisti etc.), dalla complessità dell’intervento, dalla strumentazione utilizzata e dalla tariffa personale del chirurgo scelto dal paziente. Una risorsa in più per le aziende sanitarie e per l’utenza. Con un dubbio che riaffiora periodicamente: la lunghezza dei tempi di attesa per alcune prestazioni (interventi chirurgici compresi) rischia di creare una doppia corsia tra chi (privilegiato) può permettersi di pagare un conto anche di 3-4 mila euro e chi quei soldi non li ha?

 

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