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Dedicato a tutti gli angeli in calzamaglia

Dedicato a tutti gli angeli in calzamaglia

IX edizione delle bandiere del cuore, celebrazione religiosa in Cattedrale, pranzo con il vescovo e torneo Laccetti

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FERRARA. La IX edizione del Torneo Bandiere del cuore, intitolato al tamburino Paolo Laccetti vittima di una grave malattia, promossa dalla Contrada di San Giovanni è dedicato da quest'anno anche a tutti quegli " Angeli in calzamaglia" che hanno tragicamente e prematuramente lasciato il mondo del Palio, come la scorsa estate, il giovane Matteo Chiodi.

La giornata di ieri è stata scandita da diversi momenti, il primo dei quali ha visto tutta San Giovanni in costume entrare in cattedrale con labari e bandiere per ascoltare la S. Messa celebrata dall'arcivescovo Luigi Negri in suffragio degli amici scomparsi. Si sono uniti alla Contrada una trentina di gruppi molti dei quali in rappresentanza delle altre Contrade ferraresi che- tranne san Luca - non hanno però partecipato alle gare previste dal Torneo, mentre 14 sono stati quelli provenienti da diverse città d'Italia che si sono cimentati per il Trofeo.

Il secondo importante momento è stato vissuto presso il Centro Sociale Il Melo dove si è tenuto il pranzo conviviale a cui hanno partecipato anche l'arcivescovo, il suo segretario don Enrico, don Giacomo parroco di Pontegradella, il presidente dell'Ente Palio Alessandro Fortini, la presidente della Fisb Antonella Palumbo ed il vice Marco Malossi ; infine alla sera le premiazioni. Se in duomo, all'omelia l'arcivescovo che sta compiendo un tour in tutte le Contrade, per ben tre volte ha sottolineato che i giovani del Palio sono veri portatori di valori, in grado di saper leggere nel passato per poter guardare correttamente al futuro, la parte bella della gioventù di oggi sostenuta da solide radici, quando ha affrontato il difficile tema degli " angeli in calzamaglia" ha ribadito che non ci hanno lasciato e sono sempre tra noi: il dolore non si cancella, ma è attraverso di esso che l'uomo si fortifica.

Al termine del pranzo invece tre giovani di San Giovanni gli hanno posto ciascuno una domanda : quale confronto si può fare fra le religioni e come vengono vissute, quale speranza per i giovani e qual è il loro futuro. Nelle sue risposte mons Negri si è soffermato sulla necessità di cogliere nella diversità, il personale approccio con il rapporto con Dio il tutto in un'istanza di pacifica convivenza. «Ciascuno cerca il proprio Dio - ha sottolineato - ma diventa un problema quando questo atteggiamento sfocia in un'ideologia. La richiesta e la necessità di dialogo fra diversi credenti è quindi fondamentali» .

Come dare poi la speranza ai giovani della nostra epoca che appaiono sfiduciati e delusi; l'arcivescovo ha richiamato a questo proposito l'Enciclica di papa Benedetto sullo stesso tema dove è scritto che le piccole speranze coltivate per risolvere i problemi contingenti e quotidiani non sostengono l'esistenza umana.

«Ci vuole una speranza più grande - ha affermato - che risponda al senso della vita. Il sentimento della speranza non è cambiato per i giovani di ieri e di oggi, la realtà non è diversa, forse ai nostri giorni è più difficile trovare uno spazio per far sentire e provare la necessità di una speranza più grande».

Margherita Goberti

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