I romani, una presenza importante nel Ferrarese
TRESIGALLO. S.P.Q.Ro. South Po Valley Questioning the Romans: è il simpatico titolo di una progetto teso a restituire una parte importante della propria storia a sei Comuni dell’ex Mandamento. Di...
TRESIGALLO. S.P.Q.Ro. South Po Valley Questioning the Romans: è il simpatico titolo di una progetto teso a restituire una parte importante della propria storia a sei Comuni dell’ex Mandamento.
Di Romani si può e si deve parlare, anche a Ferrara e provincia. Per questo il Gruppo Archeologico Ferrarese, sotto la direzione della Soprintendenza Archeologia regionale, sta portando avanti con determinazione dal 2009 gli scavi ad Alberone di Ro. Venerdì sera, in Biblioteca a Tresigallo, il Gaf ha presentato un incontro per illustrare alcuni dei risultati delle campagne di scavo che hanno permesso a tre studenti dell’Università di Ferrara di condurre interessanti analisi “parallele” allo scavo e di laurearsi brillantemente con tesi sui ritrovamenti di Alberone.
Dopo i saluti di Carla Lanfranchi, ex presidente Gaf e artifex della prima convenzione stipulata nel 2009 con la Soprintendenza, ha parlato il neopresidente Gaf, Letizia Bassi, trattando pure il rapporto con i privati cittadini che autorizzano lo scavo e la ricerca sui propri terreni: «Gli scavi di Ro sono un esempio di come volontariato, privati e Soprintendenza possano collaborare per contribuire alla conoscenza del territorio. Il Gaf vuole inoltre continuare ad impegnarsi con le attività didattiche perché i bambini possano diventar adulti consapevoli del proprio passato».
Il funzionario Mario Cesarano ha spiegato le caratteristiche del processo di “romanizzazione” del nostro territorio, dalla via Emilia, che correva da Rimini a Piacenza, alla Fossa Augusta, di cui si sono perse le tracce ma che forse può avere un qualche rapporto con il toponimo Argine d’Agosta nel Mezzano. In tutto ciò l’insediamento di Alberone della prima metà del I sec. d.C. sotto quale luce va visto? Molti interrogativi restano aperti ma è possibile pensare che dovesse far parte della centuriazione romana e che ricadesse sotto la giurisdizione di Adria piuttosto che di Ravenna. Perché? Per via del confine geografico. Il corso principale del Po infatti a quel tempo scorreva a sud del Copparese. Oltre alle strutture murarie, la villa di Alberone ha “regalato” alla comunità ceramica, monete, tessere di mosaico, tegole con bolli, frammenti di intonaco e altro ancora.
La serata si è conclusa con l’esposizione delle tre tesi di Gloria Fabbri, Alessandra Braga e Giorgio Forlani. Quest’ultimo ha scritto delle monete di Alberone, presto protagoniste anche in Europa perché Forlani si appresta a partecipare ad un importante convegno internazionale di numismatica che si terrà in maggio a Cracovia.
Eleonora Poltronieri
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