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La centrale a biogas fa discutere

In un impianto potrebbero finire scarti di lavorazione animale

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FILO. In una centrale a biogas di Longastrino potrebbero essere immessi sottoprodotti della lavorazione animale. Sull'argomento, a Filo, si sono ritrovati (pur essendo decaduti e in attesa che vengano eletti i nuovo Consigli di partecipazione), alcuni componenti dei Cdp di Filo, Bando e Longastrino.

Al centro dell'incontro l'illustrazione da parte dell'assessore all'ambiente Marco Chiarini, la richiesta da parte del proprietario di una centrale di biogas situata tra Filo e Longastrino, di una variante all'autorizzazione. Si tratterebbe di 2000 tonnellate di "acque proteiche" - come vengono chiamati questi scarti di lavorazione animale - che, per legge, possono essere smaltiti in questo modo. Una soluzione che, secondo i richiedenti, migliorerebbe l'efficienza energetica.

Lo stesso assessore ha precisato che avendo la centrale a biogas la necessità di utilizzare 17mila tonnellate di prodotti vegetali, con l'inserimento dilazionato nel corso dell'anno di queste 2000 tonnellate di residuo di lavorazione animale, automaticamente verrebbero tolti 2000 tonnellate di mais.

La richiesta è stata inoltrata alla Provincia e il tutto è già stato al centro della prima seduta della conferenza dei servizi nella quale, la rappresentante del Comune di Argenta, ha formulato formale richiesta di poter inoltrare ulteriori approfondimenti alla proprietà. Fra questi: dove avviene l'approvvigionamento e lo stoccaggio, con quali mezzi avverrà il trasporto visto che si tratterebbe di 100-150 camion all'anno. Anche in questa occasione - e l'assessore Chiarini è stato esplicito -, la legge consente lo smaltimento di questi residui di lavorazione animale «ma da parte nostra faremo tutti i controlli possibili».

Perplessità di vario genere sono state espresse dai presenti; a Longastrino è stato ricordato che, in una precedente riunione con il proprietario, era stato assicurato che si sarebbe utilizzato solo mais; da Bando, è stato chiesto perchè è stato posto il segreto da parte della proprietà sulla provenienza di questi liquami. «I componenti della conferenza dei servizi - ha tuonato Ada Rossi, di Bando - devono pretendere queste risposte. I cittadini devono sapere cosa viaggia dentro questi camion cisterne».

L'assessore Chiarini ha ribadito che il Comune farà tutto quanto è nelle sua possibilità ma che l'autorizzazione spetta alla Provincia. (g.c.)

 

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