Un’intera comunità per l’addio a Olinda «Tesoro di Cento»
Chiesa gremita per i funerali. Il ricordo di monsignor Vecchi «Suo il merito del restauro di San Lorenzo e Don Zucchini»
CENTO. «Con questa messa, rendiamo grazie al Signore per aver donato a Cento e alla chiesa, una donna saggia e forte, come Olinda». Parole di profonda commozione e stima quelle pronunciate ieri dall’altare della chiesa di San Lorenzo, da monsignor Ernesto Vecchi. È stato proprio il vescovo ausiliare emerito dell’Arcidiocesi di Bologna, con tutta la città, a porgere l’ultimo saluto alla signorina Olinda Tamburini, scomparsa giovedì a 90 anni.
«Oggi celebriamo l’eucarestia in suffragio di Olinda, entrata nella vita eterna, sazia di giorni come Abramo. Nata il giorno di Natale del 1924 - ha ricordato Vecchi -, la sua vita si è conclusa la sera del 9 aprile, nell’ottava della Pasqua e nella pienezza della gioia di Cristo risorto. Segno importante per chi come lei, che ha lasciato un segno indelebile nella città di Cento, ha sempre avuto una profonda fede. Olinda con il suo ultimo respiro è entrata nel giorno senza tramonto. Lei riderebbe adesso che, dal paradiso ci guarda».
A testimonianza della vicinanza della Tamburini ai parroci del Centese, sull’altare accanto al vescovo, monsignor Baviera, monsignor Stefano Guizzardi, don Giulio Gallerani, don Ivo Cevenini, don Paolo Marabini, poi in prima fila le persone a lei più vicine, Giovanni, Annalena e Paola, ancora il sindaco Lodi, il vice Manderioli, i parenti e l’intera comunità.
Oltre all’impegno morale e civile, monsignor Vecchi ha ricordato la sua «consapevolezza di fede, parte fondante del vasto orizzonte della sua opzione di vita». Una conoscenza e una stima, quella del vescovo nei confronti della Tamburini, che risale ai tempi della gioventù: «Fin da ragazzo, a Decima sentivo parlare di lei. Olinda voleva dire Cento, città ricca di potenzialità dove lei ha dato una testimonianza, oggi più che mai, necessaria: vedere nell’impegno ecclesiale e politico, non un interesse personale, ma un servizio al bene comune, nella Chiesa e nella società».
La sua, una vita intera dedicata alla collettività: 27 anni in consiglio comunale e come assessore, presidente dell’ospedale e del Pensionato Cavalieri, consigliere d’amministrazione della Fondazione Caricento, presidente della Cappella Musicale di San Biagio, senza dimenticare il suo impegno sia nell’organizzare eventi, animatrice culturale e la pubblicazione di 2 volumi della storia della Chiesa di Bologna, sia in ambito educativo, fra Azione Cattolica, Pastorale parrocchiale e comunicazione sociale. «Di Olinda non va dimenticata – ha ribadito il vescovo emerito - la sua figura femminile, vissuta con celibato laicale singolare e segno emblematico della chiesa, ricca di talenti, che lei ha moltiplicato per il bene di tutti; ormai appartiene al tesoro più prezioso della città di Cento».
Dopo un’intensa e più che ventennale collaborazione, il ricordo e il saluto di monsignor Baviera: «Aveva la capacità d’individuare i problemi e trovare nell’immediato e con precisione le soluzioni». Due esempi: «Dopo l’abbattimento della volta, la chiesa di San Lorenzo era una desolazione. Andammo a Roma, dal ministro degli Interni, dove lei ottenne 4 milioni per salvare la chiesa. Poi si recò dal soprintendente a Ravenna, dove ottenne altri 40 milioni per l’intera opera di restauro. Senza dimenticare, il restauro del Don Zucchini, oggi sede della biblioteca capitolare e della cinema. A lei, parrocchia e città devono veramente tanto».
Beatrice Barberini
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