Finalmente la sentenza per il processo Cona
I giudici decidono sugli appalti e i pasticci del nuovo Polo ospedaliero. Le accuse: dalle varianti pagate due volte al calcestruzzo depotenziato
Finalmente la sentenza per il processo Cona. Oggi dopo oltre 5 anni tra inchiesta e fasi processuali, il tribunale di Ferrara deciderà sulla richiesta della procura di condannare gli 11 imputati rimasti della maxi inchiesta, nata quasi per caso da strascichi di un’altra indagine, quella di Appaltopoli, sulla turbativa degli appalti a Ferrara (cancellata dalle assoluzioni). Del resto iniziò proprio così il processo Cona che si conclude oggi, con gli inquirenti concentrati sul reato di turbativa d’asta, che si è sviluppato negli anni e poi concentrato su un giro di tangenti, mai dimostrato: circostanza questa al centro di un contrasto aspro tra inquirenti (pm Patrizia Castaldini e l’allora procuratore capo Rosario Minna), disputa che diventò uno dei motivi della ispezione del ministero di giustizia sulla procura di Ferrara. Il processo si è concluso con accuse, a vario titolo, di abuso d’ufficio, truffa e omessi controlli con richiesta di 15 anni di varie pene. Contro cui le difese hanno replicato così: «Questo è un processo sgonfiato, emersi solo rilievi di tipo amministrativo e non penali (avvocato Trombetti per Ruben Saetti, ndr)».
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«La montagna ha partorito il topolino» ha spiegato l’avvocato Valgimigli che difende Carlo Melchiorri ribadendo ai giudici le «accuse sbilenche e infondate della procura». E ancora «l’ospedale è garantito per cento «anni» aveva replicato l’avvocato Gallerani per il principale imputato, Mario Colombini, per cui la stessa procura ha chiesto l’assoluzione perchè non è stata raggiunta la prova, della frode nella fornitura di calcestruzzo. Quello utilizzato che viene messo in discussione dall’accusa sulla «durabilità», poichè non sarebbe garantito per 100 anni. Ben altra cosa rispetto l’ipotesi iniziale (che fosse depotenziato, per cui si pensò addirittura al sequestro dell’ospedale, solo pensato), cancellata come tutto il resto, per mancanza di prove. Oggi la parola ai giudici. (d.p.)
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