Calvano: «Tocca a noi emiliani cambiare il Pd»
«Il congresso unitario è una grande occasione: non conta da che parte stai ma che idee hai»
Il 37% di affluenza alle regionali di novembre 2014 non ha impedito al Pd e a Stefano Bonaccini di vincere le elezioni, ma ha provocato un trauma nei democratici dell’Emilia Romagna. Paolo Calvano, candidato unico e unitario alla segreteria regionale, parte proprio da qui nel documento programmatico che ha intitolato “Tocca a noi”, da ieri online. Quel crollo spaventoso della partecipazione Calvano lo legge come figlio della prolungata crisi economica, della perdita di fiducia nei partiti e nelle istituzioni, dei contraccolpi dell’inchiesta sulle spese di gruppi in Regione: «Il 37% di affluenza è molto di più di un campanello d’allarme e ci ha consegnato una responsabilità enorme: essere credibili per poter recuperare la fiducia dei cittadini. Tocca a noi assumerci questa responsabilità. Tocca al Pd».
Il congresso unitario dell’Emilia Romagna è per Calvano «una grande occasione per imboccare una strada nuova, anche rispetto al quadro nazionale, a partire dalla forma-partito».
Si percepisce una certa insofferenza verso le diatribe quasi quotidiane a livello nazionale che fanno fibrillare il Pd e stordiscono iscritti ed elettori. Da candidato unitario Calvano evita di assegnare colpe. Dice invece che «tocca a noi». A tutto il Pd dell’Emilia Romagna dare la scossa con un congresso che «potrà avere un grande impatto sul Pd nazionale influenzandone il futuro». A otto anni dalla sua nascita il Pd - avverte Calvano - deve ridefinire il proprio ruolo («ce lo chiede il nostro stesso segretario nazionale Renzi») : «Essere non solo un comitato elettorale, ma un portatore di valori, di idee, un Pd in dialogo continuo con le istanze sociali».
Fino a ieri nel Pd tutti - chi più chi meno - proclamavano la necessità e la bellezza di scegliere linea politica e leadership schierandosi con Veltroni o con la Bindi, con Bersani o con Renzi, con Renzi o con Cuperlo. Ora Calvano, davanti all’allarme della disaffezione, chiede un cambio di registro: «Di solito un congresso deve risponde a due domande. Che idea hai? Con chi stai? Con il congresso unitario possiamo evitare di chiedere con chi stai e concentrarci sulla prima domanda: che idee hai? Questo congresso ci permette di confrontarci sentendoci tutti protagonisti», di inviare «un messaggio di reale unità del partito» e di adottare «un nuovo metodo di lavoro».
Ieri oltre a mettere in rete il suo programma ha anche inviato online a 34 mila iscritti ed elettori del Pd un questionario per raccogliere opinioni e idee sul Pd da costruire: «Ci serve il massimo del coinvolgimento» ha detto al riguardo.
Nelle 24 pagine del programma non vi sono citazioni dotte c’è spazio solo per un pensiero di Mauro Cavallini (dirigente ferrarese dei Ds e del Pd, morto nel settembre 2011) che per Calvano riassume alla perfezione la missione sua e del Pd: “Fate tornare la passione a chi pare averla smarrita, la voglia di intraprendere battaglie solo perché ritenute giuste, degne di essere sostenute e non perché sono l’indispensabile necessità per garantirsi una rendita”.
Marcello Pradarelli
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