Cona, una valanga di assoluzioni
Unica condanna per un reato estraneo al “teorema Pinelli” Crolla l’intero impianto accusatorio della procura
La prima goccia - “assolve” - cade nel silenzio dell’aula immobile. Poi, è una pioggia ininterrotta di assoluzioni che lava via, in pochi minuti, quattro anni di inchiesta, due di dibattimento e sei di tensione per gli undici imputati del processo sugli appalti per la costruzione dell’ospedale di Cona. Crolla sotto i colpi delle parole del presidente Luca Marini tutto l’impianto accusatorio della procura: dieci imputati su undici assolti con formula piena, l’unica condanna, sei mesi, è per un reato estraneo al “teorema Pinelli”: quello di abuso contestato al collaudatore Andrea Benedetti, che non si dimise quando assunse l’incarico (incompatibile) di progettista per la Cmr (una delle imprese costruttrici) percependo illecitamente un compenso di 112mila euro. Sei mesi dunque, il conto finale, a fronte di quasi 15 anni di condanne complessivi chiesti dal pm Patrizia Castaldini al direttore a Carlo Melchiorri (direttore dei lavori), Giorgio Beccati (Rup), Ruben Saetti ( presidente Prog.Este), Riccardo Baldi (ex direttore generale S.Anna) Giuliano Mezzadri (progettista); Fulvio Rossi (collaudatore); Guglielmo Malvezzi, Nicola Fakes e Roberto Trabalzini (Consorzio Cona) e Mario Colombini, ex amministratore delegato della Calcestruzzi, per il quale anche la procura aveva chiesto l'assoluzione. Per i giudici, dunque, non ci sono state irregolarità penali nella realizzazione del nuovo ospedale: le varianti erano vere varianti, non “scuse” per far lievitare i costi, pagare due volte gli stessi lavori con spreco di soldi pubblici e ingiusti profitti privati, come voleva il “teorema Pinelli”, l’ex responsabile amministrativo già condannato a un anno in abbreviato. Quelle varianti, come ha sostenuto la difesa, erano invece indispensabili per terminare un’opera tribolata, trascinata per vent’anni e che necessitava di continui adeguamenti rispetto al progetto originario. E, soprattutto, il tribunale ha fornito “agibilità giuridica” all’ospedale, chiarendo che non fu usato cemento depotenziato, ma materiale capace di garantire una durata di cento anni, come previsto dalla normativa. «Una buona notizia - è stato il commento unanime delle difese - non solo per gli imputati ma per tutti i ferraresi».
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