«Libera professione? Prima c’è il pubblico»
Ferrara, il direttore generale del Sant’Anna: «Subito una verifica sui tempi d’attesa e dal Cup passi l’80 per cento dell’attività»
FERRARA. In ospedale la esercitano centinaia di medici. Per il Sant’Anna l’attività svolta in libera professione vale complessivamente circa 5 milioni di euro di ricavi all’anno, per i singoli professionisti - sempre in base ai dati pubblicati dall’azienda ospedaliera - da 70-80 euro a oltre 300mila sempre ogni dodici mesi. Una forbice larghissima che tiene conto di vari fattori, fra cui il livello di disponibilità offerto dal medico che lavora per la struttura pubblica ad affiancare all’attività ordinaria quella svolta in libera professione (alp) e il volume di prestazioni canalizzate dall’utenza verso lo specialista di fiducia.
Il monitoraggio
Chi deve controllare che l’ospedale pubblico non apra una corsia preferenziale per l’alp in conflitto con i suoi obiettivi istituzionali? «L’azienda stessa attraverso i suoi organismi - risponde il direttore generale Tiziano Carradori, al timone del polo ospedaliero di Cona dal primo marzo scorso - E infatti ho appena chiesto alla direzione medica di verificare quali sono i tempi di attesa sulle varie specialità e interventi. La libera professione è una opportunità per il cittadino e per il professionista che deve essere collegata ad una libera scelta per una prestazione non garantita dal Servizio sanitario nazionale». Non dovrebbe cioè essere “gonfiata” o alimentata da un’utenza che accede a quel canale a causa dei lunghi tempi d’attesa per la visita specialistica, l’esame diagnostico o l’intervento chirurgico che dovrebbero essere a carico del servizio pubblico.
Proprio su questo aspetto, in particolare, Carradori vuole accendere un faro, perché il discorso è legato a doppio filo con i tempi d’attesa della sanità pubblica, compresi quelli offerti in ambiti delicatissimi come il trattamento dei tumori per i quali la Regione ha fissato scadenze precise (30 giorni) non sempre rispettate dal fornitore di servizio.
Un piano in quattro punti
«Abbiamo deciso di compiere un approfondimento sull’attività erogata. Per capire bene qual è oggi la situazione abbiamo bisogno di molti dati il più possibile aggiornati e dettagliati. E io non ho avuto ancora il tempo di prendere in mano tutte le questioni», spiega Carradori rispondendo agli ultimi articoli dedicati dalla Nuova Ferrara all’argomento. Il manager del Sant’Anna ha individuato almeno quattro binari su cui indirizzare l’azione dell’ospedale in questo campo. Si tratta di spulciare in un calderone statistico e documentale che contiene 800mila prestazioni offerte al pubblico ogni anno, tutto compreso, precisa Carradori: visite, esami, interventi offerti in alp.
Quindi servirà un po’ di tempo. Nel frattempo il dg ha già fissato qualche paletto. «Almeno l’80% delle prestazioni sanitarie deve essere inserito a Cup (Centro unico di prenotazione). Può anche darsi - ma lo stiamo verificando - che questo livello di copertura non sia stato ancora toccato».
L’idea di base è «di ampliare il più possibile il numero di prestazioni garantite attraverso il canale pubblico». Con un intervento mirato sul rapporto servizio pubblico-libera professione (svolta in ospedale o allargata) il direttore intende dare corso ad uno degli obiettivi di mandato fissati dalla Regione: accorciare tempi e passaggi tra l’ambulatorio dello specialista e la prenotazione al Cup. «Una strada - afferma il manager - è portare al Cup la prenotazione per il controllo specialistico il più tempestivamente possibile».
Velocizzare la macchina
In pratica bisogna ridurre i tempi morti: «Oggi è possibile far partire la prenotazione direttamente dall’ambulatorio dello specialista. E quindi lo si faccia», osserva Carradori. Il vantaggio è evidente: chi sa di doversi ripresentare dallo specialista dopo sei mesi, ad esempio, e si presenta al Cup dopo cinque chiedendo l’appuntamento, sommerà a questo tempo quello della lista d’attesa. Un ulteriore impulso al taglio dei tempi di prenotazione potrebbe venire da una migliore integrazione fra l’utilizzo delle tecnologie a disposizione dell’utenza al Sant’Anna e quelle a disposizione in altre strutture del territorio, a partire dagli ospedali del Delta, Argenta e Cento, per superare eventuali situazioni di saturazione. «Vedremo poi se occorreranno anche acquisizioni di personale - prosegue Carradori - Ma questo approccio può essere efficace anche per gli interventi chirurgici meno complessi, con un maggiore coinvolgimento delle sale operatorie presenti in altri centri ospedalieri della provincia».
Gioele Caccia
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
