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2030, la rifondazione dell’economia ferrarese

2030, la rifondazione dell’economia ferrarese

L’idea di Santini (Ucid) al vaglio dei big: bisogna ripetere il primo dopoguerra L’assessore Bianchi: Ferrara sarà un polo dell’area urbana regionale unica

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Il 2030? «È l’orizzonte temporale minimo per progettare il futuro di un territorio» dice Patrizio Bianchi, più in veste di economista che in quella, indossata per il secondo mandato consecutivo, di assessore regionale. L’ex rettore è tra i protagonisti della giornata di studi che la sezione ferrarese dell’Ucid, l’associazione dei dirigenti d’impresa di matrice cristiana, ha organizzato per domani alla Camera di commercio (si comincia alle 9.30), e che nel titolo contiene due elementi significativi. Il primo è la data del 2030, abbastanza lontana dalla macerie della crisi ancora persistente da poter spendere il concetto di “coraggio di costruire”, che è il secondo elemento caratterizzante. «In effetti i dati confermano il perdurare della crisi, anche se qualche segnale c’è, tipo l’aumento delle richieste di fondi per investimenti da parte delle imprese, cosa che non capitava da anni - è il quadro di partenza che stende Paolo Govoni, presidente della Camera di commercio, un altro degli esperti a convegno - Nel futuro meno immediato della nostra economia metterei comunque al centro l’impresa, coniugandolo con la centralità della persona e dei valori. La legalità, ad esempio: sappiamo che il “nero” e le frodi costano alle imprese ferraresi qualcosa come 4-5 punti di Pil l’anno. Nei prossimi lustri, poi, dovremo essere in grado di dirottare qui almeno una parte dei 2,3 miliardi di euro di fondi Ue per l’Emilia Romagna».

Bianchi è il più convinto della necessità di tornare a «progettare a lungo termine, come fanno in tutti i Paesi europei: basti pensare che servono almeno 5 anni per realizzare qualsiasi opera pubblica». Il suo focus è il posizionamento di Ferrara nell’ambito di quella grande città metropolitana da 4,5 milioni di abitanti, che dovrebbe diventare l’Emilia Romagna: «Chiamiamola area urbana vasta, se proprio non vogliamo alimentare confusioni con l’area metropolitana di Bologna, ma l’idea di superare le province con un sistema più ampio di relazioni contiene anche il futuro delle città, Ferrara compresa». Quartieri di aree vaste, insomma, con livelli d’interconnessione sempre più alti, e una rete solida di università, «ne abbiamo quattro in regione, e non dimentichiamo che ormai i progetti d’impresa più innovativi nascono direttamente nelle aule universitarie». Da qui parte anche la riflessione sui comparti d’attività più futuribili, «l’agricoltura - sottolinea Bianchi - è stata fortemente attrattiva in questi anni di crisi. C’è un petrolchimico da ripensare, nell’ambito del quadrante industriale del Nord Est padano, e nuove realtà industriali da introdurre».

Guarda al passato remoto per lanciare un ponte verso il futuro, invece, il promotore dell’iniziativa, Alfredo Santini, nei panni di presidente provinciale dell’Ucid: «Nell’immediato dopoguerra la nostra provincia ha visto la nascita delle industrie ancora oggi dominanti. È arrivato il momento di mettere nuove basi, ecco il senso di mettere tutti attorno ad un tavolo». Con Govoni e Bianchi si confronteranno il vescovo Luigi Negri, il sindaco Tiziano Tagliani, Riccardo Maiarelli (Unindustria), Giulio Felloni (Ascom), Pier Carlo Scaramagli (Confagricoltura). Conclusioni di Luigi Abete (Bnl), quadro economico a cura del Cds. (s.c.)

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