«Carife, patrimonio cittadino dissipato»
Tagliani intervistato dalla stampa ferrarese: «Non votai la delibera su Cona. Il vescovo? Gli serve un press agent»
«Guardate, io non ho cupole, non sono padrone di niente, non sono soggetto a pressioni di grandi gruppi, non ho questioni aperte col passato. E sarà perché non sono mai stato comunista, ma non ho nella testa la demonizzazione dell'avversario: ho buoni rapporti con Soffritti, ottimi con Gaetano». Dopo che è toccato ai suoi due predecessori nel ruolo di sindaco, ora è Tiziano Tagliani a essere intervistato dalla stampa ferrarese (Stefano Scansani, La Nuova Ferrara; Cristiano Bendin, Resto del Carlino; Stefano Ravaioli, Telestense; Marco Zavagli, estense.com; Monica Forti, Ferraraitalia.it), all'incontro organizzato da Pluralismo e dissenso e introdotto da Mario Zamorani.
Carife. La stretta attualità è sulla banca: si avvicina il termine del commissariamento. Con quali prospettive? «Vedrete che l'offerta arriverà all'ultimo momento; più pressioni facciamo, più si abbassa la cifra d'acquisto», dice Tagliani. Quindi calma. Poi il sindaco torna sulle responsabilità, limitate, del Comune nella vicenda: «Nei mesi scorsi c'è stato un momento imbarazzante in cui sembrava fossimo di fronte a un acquirente prestabilito. Allora ho chiesto che ci fosse una pluralità di offerte, mi sono limitato a questo: ognuno deve fare il suo mestiere, le banche non sono proprietà pubbliche». Inevitabile tuttavia tornare all'origine dei mali e qui arriva la stoccata: «Siamo a valle di una gestione non oculata, anzi dissennata, di un patrimonio della città», sostiene il primo cittadino.
Cona. Solo pochi giorni fa la sentenza di primo grado e la sua valanga di assoluzioni. «Prendo atto del lavoro dei magistrati - spiega Tagliani -, dicono che non ci sono stati fatti illeciti e di tangenti non risulta traccia. Dalla sentenza emerge uno staff tecnico che ha fatto sostituire quel che non andava a spese delle aziende: così si è comportato il direttore dei lavori Melchiorri nel caso del cartongesso ammuffito. La città deve ringraziare quei tecnici che si sono presi la responsabilità di aprire l'ospedale e che hanno contrastato tentativi di lucrare, se ci sono stati, sugli appalti». Quanto a lui, Tagliani ricorda il suo percorso: «Nel 1990 la delibera su Cona non l'ho votata. Divento sindaco nel 2009, con un ospedale chiuso e che poi ha aperto: reggendo anche al terremoto, quindi dal punto di vista strutturale non è un problema».
Economia e provincia. «Il nostro è un sistema economico trainato da quelli più forti che ci stanno attorno», è l'assunto di partenza del sindaco. Non che in passato fosse tutto rose e fiori, «anzi l'equilibrio precedente è crollato perché poco competitivo». L'importante è non autocommiserarsi («come fa il ferrarese medio che si lamenta che il Frecciarossa non ferma alla stazione») e approntare le alleanze territoriali necessarie, «ferma restando la coesione della provincia: i sindaci di Cento e Comacchio assieme a me a governare è la politica al servizio di un disegno istituzionale».
Il secondo mandato. Tagliani vede di qui al 2019 il dimezzamento del debito comunale rispetto ai 170 milioni del 2009, l'allargamento del centro storico «convincendo i commercianti che così ci stanno più turisti e che l'interesse generale è più importante del loro immediato guadagno», palazzo Massari trasformato nel cuore pulsante della cultura «e da far vivere quotidianamente dalla gente», la riqualificazione di piazza Verdi. «Tutto per “spingere” la bellezza della città, questa è l'economia che tira». Il successore? "Non ho vocazioni dinastiche - sorride Tagliani - Spero continui a non buttar via i soldi e che investa nella nuova economia: sostenibilità, energie rinnovabili, cultura. Comunque lo sceglieranno i ferraresi; io starò attento a dare il mio contributo».
Il vescovo Due cattolici differenti, Tagliani e Negri. «Condivido con l'arcivescovo - spiega il sindaco - la maggior parte, se non tutte, le sue convinzioni: che Cristo sia morto e risorto, i sacramenti e così via. Il resto non sono tenuto a condividerlo allo stesso modo. Di certo, sul piano umano Negri è meglio di come i suoi comunicatori lo presentino: avrebbe bisogno di un buon ufficio comunicazione».
Fabio Terminali
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Ferrara per le tue notizie su Google
