Sale operatorie, sabato a pagamento
Così funziona al Sant’Anna: l’attività chirurgica fuori Cup si svolge nel fine settimana. L’Asl: da noi pochi casi all’anno
FERRARA
Orari e giorni separati. Dal lunedì al venerdì gli interventi chirurgici programmati attraverso il canale pubblico, al venerdì pomeriggio (ma questo dato è ufficioso) e al sabato quelli eseguiti in regime libero professionale. Sale separate per funzioni in modo da mantenere sempre libere quelle adibite al trattamento delle urgenze ed emergenze.
Così funziona al Sant’Anna il sistema dei due canali paralleli che non dovrebbero mai incrociarsi. Ed è bene precisare che quella libero professionale non è un’attività privata. È svolta da personale che lavora per il sistema pubblico, versa una quota degli incassi alla struttura sanitaria e offre all’utente pubblico un’opportunità in più: scegliere un medico - pagando - come professionista di fiducia. Un sistema che qualche volta è andato in corto circuito. L’ex direttore generale Gabriele Rinaldi aveva emesso durante il suo mandato un paio di provvedimenti di sospensione dell’attività libero professionale. Si era accorto o gli era stato segnalato che una quota dell’attività in alp rischiava di andare a collidere con quella pubblica. La lucina rossa si era accesa sui tempi di attesa, un indicatore che oggi viene tenuto nella massina considerazione dalla Regione (ne sono conferma il piano straordinario di riduzione dei tempi di prenotazione in corso dall’8 novembre scorso e il peso che questo tema ha avuto nell’ultima campagna elettorale in Emilia Romagna). Le liste lunghe avevano suscitato qualche preoccupazione ai piani alti del polo di Cona, la sospensione mirata dell’attività aveva consentito di riassorbire le anomalie e di riaprire nel giro di qualche mese le liste in alp anche per i professionisti a cui era stato chiesto di aumentare l’attività svolta in regime istituzionale. Una delle questioni che Rinaldi aveva dovuto affrontare di petto su precisa richiesta della Regione è il rispetto dei tempi per l’attività chirurgica oncologica. L’imperativo era di far rientrare entro i 30 giorni canonici i tempi compresi tra la diagnosi e l’intervento chirurgico. È questo l’aspetto, se si vuole, più delicato del problema perchè il tempo d’attesa - con la conferma di una diagnosi di neoplasia - arriva a gravare come un macigno su una figura fragilissima, che è il paziente. «Posso permettermi di aspettare due mesi o mi conviene stringere i tempi e pagare per un intervento chirurgico eseguito in libera professione?», è la domanda assolutamente comprensibile che potrebbe porsi il cittadino alla ricerca del trattamento più rapido ed efficace.
Una domanda che potrebbe porsi anche chi non è ammalato di tumore ma di una patologia che provoca particolare sofferenza, disagio o inabilità. Dopo l’apertura dell’ospedale di Cona l’attività delle sale operatorie del Sant’Anna aveva subìto un sensibile rallentamento per problemi organizzativi e ci sono voluti un paio d’anni per riavvicinarla allo standard precedente, ma ancora oggi il gap non sarebbe stato azzerato. Il neodirettore generale Tiziano Carradori ha preso in mano la questione del rapporto fra attività pubblica e alp e fissato alcune direttive che potrebbero rendere più stretta la collaborazione tra la gestione dell’attività operatoria al Sant’Anna e quella delle sale di chirurgia in provincia (Asl), oltre all’inserimento dell’80% della produzione sanitaria a Cup (le liste pubbliche). «Non sappiamo ancora se questo tetto è già stato raggiunto», ha spiegato qualche giorno fa Carradori alla Nuova Ferrara. Negli ospedali Asl, dicono intanto in via Cassoli, l’attività chirurgica in libera professione è molto limitata: «Solo pochi casi all’anno tra Argenta, Cento e Delta».
Alcuni mesi fa la Cgil ha chiesto di «uguagliare» i tempi dell’attività pubblica e in alp.
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